La “Biblioteca degli Alberi” tra Sogno e Realtà

di Lucia Giorgianni

Sto percorrendo via Sassetti, sul tratto di strada che, dalla stazione metropolitana Gioia, si dirige verso l’interno del quartiere Isola. Alla mia sinistra, al di là di una rete, si estende un grande giardino. Sullo sfondo, i grattacieli di Piazza Gae Aulenti, i moderni  palazzi di Porta Nuova,  le torri del Bosco Verticale. Si accede al giardino, su questa via, da un cancello, dove è scritto: “La Biblioteca degli Alberi”. 

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Decido di entrare e cammino su sentieri continui, che si aprono, di volta in volta, in aree irregolari, come sale di lettura di questa “biblioteca” in cui, al posto dei libri, ma come questi disposti, ci sono alberi.

Ogni zona ospita un genere, un ambiente tematico costituito da gruppi arborei monospecifici, mini-foreste circolari organizzate in cerchi concentrici. L’insieme di chiome forma un tetto vegetale sotto il quale si trovano “stanze verdi” in un’alternanza di luci e ombre, ritmi di colore diversi da quelli delle aree attigue a cielo aperto, abitate da piante basse. Si muovono, sotto le foreste, diverse storie, trame rese viventi da spettacoli, mercatini, giochi. Tra i boschetti di specie gemelle si insediano anche zone relax, tavoli per gli scacchi, isole per ascoltare musica e leggere libri: uno story-telling urbano, dove i protagonisti sono i cittadini, i turisti, i lavoratori.

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I sentieri che percorrono il giardino danno forma a  una rete di corridoi ecologici senza interruzioni, che collega tutti gli ingressi del parco: quello di via Sassetti, i due ingressi in Via de Castillia, un altro cancello lungo la Passeggiata Veronelli che conduce in piazza Gae Aulenti. E’ lungo queste vie che scorre il perimetro del parco. Tra le varie zone, tutte colorate in modo diverso, si aprono prati fioriti e giardini disposti su vari livelli, in una modellazione topografica su quasi sei metri di dislivello dal piano stradale. Sembrano enormi scaffali, che ospitano le collezioni più prestigiose. Da questo disegno multiforme, è possibile  scoprire alcune viste prospettiche nuove sulla città, e sul parco stesso.

La sensazione è proprio quella di “sfogliare” le pagine del meraviglioso mondo della natura, e lo puoi fare davvero, perché in alcune aree sono custoditi libri illustrati che raccontano di ogni specie arborea le caratteristiche, la nomenclatura, l’origine, gli aspetti mitologici e culturali. Ci sono querce americane, pioppi, pini, magnolie, cedri, aceri, cipressi, frassini, meli… nelle radici di ogni specie c’è una lunga storia.

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Esco dal cancello della Passeggiata Luigi Veronelli con la sensazione di aver attraversato un’oasi di verde dentro la città, senza sfuggire ad essa, ma, al contrario, godendone della dignità restituita a questo luogo.

Mi volto per un ultimo sguardo, ma… non vi è più nulla! Vedo solo un unico sentiero, contornato da un grande prato piatto, un campo verdeggiante di erba medica. Eppure, sul cartello, all’ingresso, era scritto  “fine lavori novembre 2015”!

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Dunque mi sono immaginata tutto quel che oggi, primavera 2016, sarebbe dovuto esistere così, come nel progetto della paesaggista olandese Petra Blaisse, del gruppo InsideOutside, che, nel febbraio 2004, si è aggiudicata  il concorso internazionale promosso dal Comune di Milano.

Tutto pronto per l’Expo, era l’intento, ma così non è stato, e, allora, l’area è stata provvisoriamente utilizzata per il progetto “Wheathfield” dell’artista americana Agnes Denes che, nell’aprile del 2015, ha realizzato, su una parte di superficie, un campo di grano (la raccolta è avvenuta a luglio, n.d.r.), un’idea coerente con le tematiche di Expo, il ritorno alla semplicità della terra, portatrice di vita e di prosperità.

Tutto bello, ma, nel progetto originale, la Biblioteca degli Alberi doveva essere costruita ancor prima dei grattacieli di Porta Nuova e invece l’area – 90mila metri quadrati – è stata occupata dai silos per il cemento, dalle baracche degli operai e dalla case prefabbricate in cui l’impresa Catella e Ligresti mostravano gli appartamenti in vendita. Priorità all’edilizia privata, il giardino poteva aspettare.

Quando nascerà dunque la Biblioteca degli Alberi? Finalmente abbiamo qualche novità: il cantiere partirà a settembre di quest’anno e con l’inizio dell’estate inizieranno i lavori preparatori. Sarà davvero così? si chiedono gli abitanti dell’Isola. E, soprattutto, si chiedono se questo progetto, al di là dei nobili intenti sulla carta, terrà conto delle esigenze del quartiere, che in questa convivenza tra vecchio e nuovo ricostruisce la sua identità. Molte opportunità, ma molti problemi da affrontare: oltre all’ormai annosa questione della  collocazione del mercato, mancano, all’Isola, gli spazi per gli adolescenti, che non trovano una collocazione per le loro attività sportive, di movimento e di relazione. Per gli impegni assunti nel passato, più esattamente del 2005, con il sindaco Albertini, la Biblioteca degli Alberi è stata concordata come compensazione arborea al quartiere Isola. E’ il momento di dare le risposte, e i cittadini ora le attendono dalla nuova amministrazione, che dovrà farsene carico, ereditando gli arretrati da quella uscente, e recuperandoli per dare prova di una maggiore sensibilità.

Mancano pochi mesi, dunque, e proviamo a essere ottimisti, anche se la vista del palazzo cosiddetto “rasoio”, lo scheletro di sessanta metri d’altezza costruito e poi abbandonato nel 2013, eredità dell’impero Ligresti, mi toglie un po’ di romanticismo nell’aspettativa, ma, come in ogni sogno, occorre scacciare i mostri – in questo caso gli Ecomostri – e sperare che davvero si tagli il nastro della Biblioteca degli Alberi nell’estate del 2017.

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