“A rimirar tra le rossastre nubi stormi d’uccelli neri, com’esuli pensieri”

di Gianmarco Cravero

Siamo già arrivati a martedì, Pasqua è terminata, e non so come dire ad Asilo che non ho messo giù neanche una riga. È vero che, adesso, sono impegnato anche a spiegare la fotografia, e questo mi occupa del tempo, però, perbacco, sono successe così tante cose (tragiche) in così poco tempo che, sovrapponendosi al quotidiano, lo hanno schiacciato in un angolo, costringendolo a mostrare impunemente, alla luce del sole, il cinismo, l’inerzia e l’incapacità consolidata di tutta la classe “dirigente” europea.

E questo al netto delle crudeltà variamente applicate dai diversi Stati, nei confronti dei profughi: fame, fango, freddo, filo spinato e lunghi trasferimenti a piedi. Persone, uguali a noi, nate in condizioni diverse.

Ma era per questo che, i nostri nonni prima,  i nostri padri poi, avevano sacrificato se stessi? E noi? La mia generazione? Rifletto, con difficoltà…gli stormi d’uccelli neri sfrecciano fra i miei pensieri, e cerco di ricostruire un sentiero di razionalità.

Giugno 1967: stavo per compiere 21 anni, facevo il militare in Aeronautica a Milano. Ed ero fotografo, anche lì, ma militare. La vita scorreva serena, la divisa azzurra, elegante, mi era utile per provare a broccolare, la mafia “naturalmente” non esisteva ma il delitto d’onore sì. Al parco Lambro c’era la Capanna dello zio Tom: bar, pista da ballo e jukebox, Pasolini aveva da poco realizzato il suo documentario “Comizi d’amore”, spaccato di una società arretrata che faticava a crescere (il delitto d’onore ed il matrimonio riparatore furono cancellati nel settembre 1981).

È vero: c’era stata la crisi di Cuba, impazzava la guerra fredda, ma c’era stato anche il boom economico e, quindi, i pericoli sembravano distanti. Ma “quel” giugno, verso il 6 o il 7, scoppiò la guerra di Israele, contro tutti. Nessuno poteva immaginare che sarebbe durata solo sei giorni e quindi, il male del mondo cominciò a rotolarmi addosso. Se si fosse incendiato il Mediterraneo, sarei riuscito a terminare, a settembre, il servizio militare Mah!

E poi, e poi, successero altre cose. La bomba alla Banca dell’Agricoltura per esempio, la rivolta di Reggio Calabria, i moti e i morti di piazza, e tutto quello che fece perdere la verginità “politica” a me e tanti altri come me.

Ma fu fra il 16 ed il 18 settembre 1982 che venne perpetrata l’azione definita la più scellerata del Novecento.

Le truppe Israeliane circondarono i quartieri palestinesi di Sabra e Shatila in Libano, da cui erano stati allontanati con l’inganno gli uomini validi, per non far uscire od entrare nessuno, tranne i carnefici assassini: l’Esercito Libanese, coadiuvato dalle milizie cristiano-maronite.

Due giorni interi durò la mattanza contro vecchi, donne e bambini trucidati in modo tale da aver reso impossibile il calcolo preciso delle vittime, valutate fino a 3.500.

Il mondo reagì sdegnato e l’Italia in modo particolare:

l’allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, appena saputo della strage volle recarsi a Beirut per incontrare Arafat e, in accordo con la Figc (Federazione Italiana gioco calcio), portò con sé la Coppa del Mondo, vinta a giugno in Spagna.

Pare che il ricordo di quel gesto, completamente dimenticato in Italia, e di quella dedica ad un popolo, i palestinesi, che avevano festeggiato la nostra vittoria, sia ancora ben vivo in quella popolazione.

Questo mi fa sperare, ed è l’unica consolazione, che quei morti di ieri, di oggi e di tutti i Credo, stiano festeggiando insieme, circondati dai bambini con i loro trilli e cinguettii, in qualche parte luminosa dell’Universo, per dare così significato e speranza alla festa della Rinascita, la Pasqua.

N.d.A.: Bisognerà aspettare la fine del 2008 per poter vedere, a cura di Ari Folman, regista, sceneggiatore e compositore israeliano, uno splendido film inchiesta animato dal titolo “Valzer con Bashir”, vincitore di premi internazionali e fedele interprete della crudele realtà.