#Presagi

di Giordano Di Fiore

Cari lettori, per questo articolo, voglio partire da uno scherzo, da cui cerco di trarre alcune riflessioni, spero, di qualche significato.

L’altro giorno, perseguendo la mia insana abitudine di “spione digitale” (lurker), mi sono imbattuto in un curioso post, confezionato da un giovane neo-candidato ad una carica pubblica.

Dopo un confronto acceso con gli altri redattori di Asilo, oltre che con il diretto interessato, ho deciso di non ripostare l’immagine, perché non si tratta né di attacco personale, né di colpo basso: come si scrive al cinema, ogni riferimento è puramente casuale. Tenterò, allo stesso tempo, di raccontarvela.

Come anticipavo, il ragazzo incamiciato si è candidato ad una carica pubblica, all’interno di un partito politico. Per una coincidenza, viene ritratto non con un consueto abbigliamento, caratteristico dei suoi giovani anni, ma con una bella camicia, stirata ed in ordine. Il mezzo busto in primo piano, a fuoco, in contrasto con lo sfondo che lo circonda, fuori fuoco, rende il ritratto del tutto simile ai classici santini elettorali. Da qui, il commento ironico dell’autore, e con tanto di hashtag, #presagi, che funge da didascalia.

Presa visione del post, ho provato l’immediato desiderio di commentarlo, perché rappresenta, a mio parere, un eloquente indizio dei nostri tempi.

Il concetto forte che, incidentalmente, passa, è quello del politico “in camicia”. Deve raccogliere la fiducia delle persone, pertanto – come è sempre avvenuto – deve presentarsi bene, con abiti che lo rendano affidabile e piacevole. Allo stesso tempo, deve sfuggire all’abito serioso, giacca e cravatta (che oggi, ormai, portano soltanto gli agenti immobiliari), perché deve apparire confidenziale, friendly, alla mano. Niente di nuovo, per il mondo angloamericano.

Per noi italici, al contrario, è uno stile relativamente recente, impostosi in modo eclatante negli anni ’80 grazie ai socialisti craxiani (da rivedere assolutamente la figura del politico nel film Compagni di Scuola, di Carlo Verdone, totalmente paradigmatica), ed, oggi, definitivamente sdoganato dalla nota camicia bianca di Matteo Renzi.

Lo stile incamiciato del “craxiano” è, da subito, vincente: riesce ad affermarsi con prepotenza nel panorama politico italiano, in contrapposizione allo stile tradizionalista ed un po’ bacchettone dei dirigenti di Democrazia Cristiana e PCI. Il PSI diviene, al contrario, un modello di sinistra moderna, al passo coi tempi, che può incarnare valori progressisti, senza trascinarsi il fardello immaginifico della moritura classe operaia, facendo, dunque, breccia “al centro”.

Spesso, sostengo (non solo io, naturalmente) che, dagli anni ’80, il mondo non sia più cambiato. Guardando solo all’Italia, dopo di allora, ci sono stati sia Tangentopoli, che Berlusconi (due fenomeni tanto antitetici da diventare contigui), per poi sfociare nel renzismo contemporaneo. Tuttavia, a dispetto delle sigle (e, se vogliamo, di cambiamenti della società epocali, come l’avvento di internet), insisto, quel sistema valoriale e semantico che, trent’anni fa, nel bene e nel male, fu di estrema rottura rispetto all’Italia nata con la Resistenza, non è mutato, anzi si è notevolmente approfondito e cristallizzato.

Per questo, la camicia, indumento classico, ma portato in modo casual, si trasforma, da capo di abbigliamento, a carta di identità. Un prodotto tessile diventa, così, portatore di un intero sistema di valori. Per questo, quando oggi, nel dibattito politico più o meno da bar, salta fuori qualcuno che grida “guardiamo ai programmi”..beh..trovo tutto ciò molto ipocrita: i programmi sono un contenitore senza contenuto, una scatola vuota.

massimo-giletti-in-camicia

La cultura televisiva delle prime reti private è rimasta il solo immaginario di riferimento, contenuto e contenitore, mezzo e fine: il conduttore incamiciato, ma senza cravatta, magari con il risvolto alle maniche, è ancora dominus assoluto, e, temo, lo sarà ancora per molto tempo.

Dunque, auguri a tutti i politici casual, giovani reali o eterni ragazzi che siano, in conformità alle regole del modello mediatico vigente. Ricordando un vecchio spot di Maurizio Costanzo: buona camicia a tutti!

Il nostro amico è in buona compagnia – alcune illustri camicie (foto rubate dalla rete):

lo sguardo easy e un po’ piacione di Sala
il potere a braccetto: Putin e Berlusconi
Grillo fashion-victim
Pippo Civati, intellettuale maudit
Obama, fashion trendsetter

Qualcuno, al contrario, preferisce presentarsi old style, come da scuola romana:

lo stile confindustriale di Parisi
no comment

Scrivendo questo articolo, ho, addirittura, scoperto l’esistenza di un libro a riguardo:

Concludo ormai sfidando Chi di Alfonso Signorini, citando una feroce polemica ai vertici: Armani contro la camicia di Renzi.

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