Comunicato n.4

Odissea 2001, di Massimo Mascheroni | ODRZ

Negli anni ’70/’80, l’Odissea 2001 era una discoteca rock dalle parti del quartiere Baggio, a Milano, che spesso ospitava concerti, principalmente rock classico, non disdegnando però, in alcuni casi, di presentare artisti della nuova ondata punk/new wave.

Vengo a sapere che i Plasmatics, gruppo punk/hard-core statunitense particolarmente aggressivo, avrebbero fatto tappa lì. Ne do notizia al mio solito manipolo di amici, che non avevano la benché minima idea di chi fossero i tipi.

Per ingolosirli, racconto loro che il quintetto è capitanato da una cantante (tal Wendy O. Williams), ex porno star convertitasi alla musica d’autore, molto formosa, che durante i concerti è solita spogliarsi ed atteggiarsi in inequivocabili ammiccamenti sessuali. Per confermare la tesi mostro loro il disco, il loro primo LP, con una copertina assurda: i cinque disperati a bordo piscina, uno agghindato peggio dell’altro, con la cantante mezza nuda sdraiata su un’automobile infilata in acqua. Per non parlare del vinile, striato verde giallo.

É la molla che fa scattare la voglia di andarli a vedere.

Partiamo in missione e la sera siamo davanti al locale, assieme ad una discreta quantità di variegato pubblico, fra cui spicca un giovane punk dal forte accento ligure, già probabilmente fumato a dovere, che, in posizione un po’ defilata, salta come un ossesso, inscenando una specie di pogo senza accompagnamento musicale e benedicendo tutti gli altri con una serie di sputi micidiali per potenza e precisione.

Finalmente si entra: il locale me lo ricordo piccolo, con un soffitto basso e il palco praticamente a ridosso della platea. I musicisti si possono toccare.

Entrano i Plasmatics e comincia lo spettacolo nello spettacolo. Il pubblico, composto quasi esclusivamente da maschi, comincia ad urlare qualsiasi cosa alla cantante, che già dopo il secondo brano è praticamente senza nulla indosso dalla cintola in su. Tette al vento e due cerotti neri, a croce, sui capezzoli.

Atmosfera sempre più incandescente, anche grazie alla scaletta dei brani, proto punk infuocatissimo, suonato a volume sostenuto e con una grinta clamorosa.

In particolar modo, si distingue uno dei due chitarristi, vestito con un tutù da ballerina classica e corredato da collant viola e anfibi, che inanella riff violentissimi a testa bassa e che, a metà concerto, appoggia la chitarra elettrica su un trespolo da boscaioli, prende una sega elettrica, la accende e, in tutta tranquillità, sega in due la chitarra, altrettanto accesa. Il delirio totale è arricchito da una performance della procace Wendy, che recupera una bomboletta spray di panna montata e se la spara sui seni, per poi continuare a pogare imperterrita, cantando a squarciagola inondando le prime file della panna montata di cui sopra.

Sembra di essere in un girone infernale, tanta è la bolgia, fra il pubblico e il volume degli strumenti sempre alto, e con i musicisti che tirano i brani allo spasimo.

Dopo neanche un’ora, l’orgia ha termine.

Grande performance, tutti applaudono convinti e anche i miei amici apprezzano.

Beh ragazzi, in effetti, quando c’è la buona musica, c’è tutto.

Ho saputo pochi anni fa che la cantante è morta suicida sparandosi un colpo di pistola in bocca.

Mah

Annunci