Comunicato n.2

Autoriduttori, http://riservaindie.blogspot.it/2015/01/riascoltaautoriduttori-e-contestazioni.html

Autoriduzione, di Massimo Mascheroni | ODRZ

Negli anni ’70 esistevano gli autoriduttori. Persone che sostenevano la cultura fosse patrimonio di tutti e perciò dovesse essere fruibile da tutti in maniera libera. Anche la musica è cultura e quindi ai concerti non si paga.

Tralasciando analisi sociologiche, mi piace ricordare come anche io e il mio manipolo di amici ci accodassimo a questa tesi cercando di entrare gratis ai concerti.

All’epoca il Palalido a Milano era teatro di importanti live; dai Ramones agli Ultravox, Motorhead, Police, Cramps e via elencando. Non ci si preoccupava neppure di cercare il biglietto in prevendita: il concetto era arrivare la sera davanti ai cancelli ed entrare.

La scena, sempre uguale, era questa:

Arrivo del pubblico.

Cancelli chiusi e dispiegamento di forze dell’ordine.

Primo timido tentativo di sfondamento.

Primo timido tentativo di respingimento.

Secondo tentativo, più aggressivo, di sfondamento.

Secondo intervento, più massiccio, di respingimento.

Terzo tentativo, cattivo, di sfondamento.

Terzo intervento, con cariche e lancio di lacrimogeni ad altezza uomo, di respingimento.

Baruffe varie, piccoli incidenti, ma alla fine vittoria degli autoriduttori e conseguente ingresso gratuito.

Noi, pur rimanendo prudentemente nelle retrovie, avevamo una capacità di infiltrazione piuttosto alta, riuscendo ad individuare il pur minimo pertugio, utilizzandolo sempre al meglio.

Una sera stiamo entrando da un ingresso laterale quasi incustodito: presidiato solo da un paio di ragazzi del servizio d’ordine, che cercano di opporre una certa resistenza. Noi insistiamo e alla fine riusciamo ad entrare. Uno dei miei amici, evidentemente scocciato dall’atteggiamento ostile dei ragazzi, torna sui suoi passi e comincia a inveire contro di loro:

“Non siete dei veri compagni, la cultura è di tutti, dovete lasciare entrare tutti”

Più o meno così.

Al che, inizia un dibattito piuttosto acceso fra noi e loro e fra noi e il nostro amico. Una mezza gazzarra che monta sempre di più, fino a quando siamo costretti a sollevare di peso, letteralmente, il nostro amico e trascinarlo all’interno. Ma niente, lui continua a imprecare come un matto, contro tutto e contro tutti. Alla fine riusciamo a calmarlo e a goderci il concerto. I Telephone, per la cronaca.

Lo vedo ancora, anche se di rado, questo amico. Non gli ho mai chiesto come la pensa oggi riguardo ipotetici autoriduttori. Mah..

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