Buon Anno!

immagine tratta da http://riccardodalferro.com/2015/07/11/moby-dick-il-sublime-inseparalibri/

di Gianmarco Cravero

dicembre 2015

Natale è passato, stiamo aspettando Capodanno. Il minuscolo movimento dell’orologio che ci transiterà nel 2016, ma solo noi, però. Solo noi che ci riconosciamo in questo numeretto. Altri no: l’orologio buddista dice 2576, l’ebraico 5777, l’islamico 1438, l’induista 2073, il sikh invece…548…ed altri, altri ancora. Ma quanti mondi ci sono, in questa grande Palla lanciata nell’infinito e abbandonata all’arbitrio di quegli umani che, di umanità, inteso proprio così: u m a n i t à non è che, boh, brillino troppo.

Quindi, avendo tanto tempo libero, osservo.

Repubblica Domenicana.

Nella baia di Samanà, definita per legge Santuario dei Cetacei, cominciano ad arrivare le periodiche correnti fresche degli oceani. Questo vuole dire che l’ambiente di questa baia si sta preparando ad accogliere quelle migliaia di balene che, da qui ad un pò di tempo, arriveranno a partorire e ad amarsi. Le prime esploratrici sono già state avvistate. Vengono a “fiutare l’aria” e a richiamare il resto dei branchi. Qui, fra canti dolcissimi, spruzzi, suoni e spettacolari danze, perpetueranno il loro rito millenario della prosecuzione della specie. In questa baia saranno religiosamente protetti, censiti con modernissimi sistemi elettronici, ma non “schedati”, e acquisiranno la “cittadinanza domenicana” per tutta la loro vita: ius soli, quindi, anzi pelagus.

Su questa baia si affaccia la finestra di una giovane coppia che della condivisione del mondo ha fatto la propria filosofia di vita. Lei è italiana e così dolce e determinata, ha trovato qui il suo amore ed il suo spicchio di spazio.

Un’altrettanto dolce bambina, vicina all’adolescenza, mi fa invece conoscere i meravigliosi luoghi innevati del Nevada, per me magici, dove la sua splendida mamma, italiana, ha deciso di concepirla e quindi viverci. La piccola è nata cittadina americana, ius soli, appunto! La mamma ha dovuto diventarlo, costruendo il loro futuro in quell’altro spicchio di spazio che il destino le ha fatto conoscere ed amare. Ciao ragazze e ragazzi, vi voglio bene, il mondo vi è debitore.

Tanti anni fa, era il 1996, all’una di notte fra il 25 e il 26 dicembre, nel Canale di Sicilia, mentre 300 migranti circa venivano trasferiti da una carretta del mare su un peschereccio maltese che avrebbe dovuto portarli in salvo, avvenne una collisione. Alle tre di notte il peschereccio maltese colò a picco e, con esso, 283 persone. La strage di Natale fu chiamata, con un po’ di cinismo. Venivano dall’India, dal Pakistan e dallo Sri Lanka: spicchi di mondo anche questi e volevano costruirsi una vita nuova. Fu il più grande naufragio avvenuto nel Mediterraneo dopo la seconda guerra mondiale, ma la stampa nazionale, ad eccezione de Il Manifesto e La Repubblica, e le autorità italiane ignorarono l’evento, anche negandolo. Alcune ed alcuni parlamentari di sinistra e Renato Dulbecco, Dario Fo, Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia, tutti premi Nobel italiani, lanciarono appelli e presentarono disegni di legge, che non sortirono alcun effetto, affinché quei corpi fossero recuperati e sepolti. Per loro lo ius soli neppure da morti: ius pelagus, ed accontentarsi!

Nell’autunno del 2004, Giovanni Maria Bellu, inviato de La Repubblica e protagonista del ritrovamento dei corpi annegati e del peschereccio affondato, pubblicò il libro I fantasmi di Portopalo. Il teatro della Cooperativa di Renato Sarti, in zona 9, a Milano, mise in scena La nave fantasma, con Bebo Storti. Nel 2006, Mimmo Sammartino pubblicò Un canto clandestino saliva dall’abisso, da cui ho tratto le righe appena scritte.

Non è facile quindi, anzi direi impossibile, brindare con gioia all’anno nuovo e guardare al futuro con serenità. Penso con desolazione anche a quei risparmiatori che sono stati truffati e letteralmente depauperati dalle loro banche. Banche e persone di cui avevano totale fiducia, a causa del loro profondo radicamento nel territorio, lo spicchio di mondo, appunto, dove, da generazioni, si accumulava benessere per le generazioni a venire. Una baia, anche questa, o un paesaggio innevato e vergine,  vigilato e controllato da persone amiche, dove far nascere i propri figli, certi che le “vedette” avrebbero svolto il loro compito di protezione. Invece no.

Riporto da:  Wall street journal

Banca Etruria, il più grande magazzino di oro dopo Bankitalia. I caveau “segreti”.
29 dicembre 2015, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – E ora si scopre che Banca Etruria – una delle quattro banche salvate per il rotto della cuffia con il decreto salva banche del governo Renzi – è anche il magazzino d’oro più grande dopo Bankitalia. E’ quanto riporta un articolo del Corriere della Sera, da cui emerge che: “la Etruria è una piccola Fort Knox con il suo carico protetto in vari caveau, tanto da meritarsi il soprannome di «Banca dell’oro». L’istituto possiede anche al 100% un banco metalli, la Oro Italia trading. Tra lingotti dei clienti per circa 3,5 tonnellate (oltre 10 mila pezzi), lingotti di proprietà della stessa banca che ha una giacenza media giornaliera sulle due tonnellate e impieghi per il distretto industriale orafo di Arezzo, altre 4 tonnellate, il conto totale è di 9 tonnellate e mezzo.  Si tratta per buona parte di oro puro che viene distribuito in vari caveau segreti, di cui almeno uno è in località Arezzo anche se non segnato sulle mappe di Google, per ovvi motivi. Il controvalore di mercato fa una certa impressione: stiamo parlando di un tesoro da 310 milioni di euro. Sebbene a distanza siderale, è la più grande concentrazione di oro in Italia dopo quella di Bankitalia. (…) Il pezzo che andava di più era quello da 250 grammi, seguito dal «lingottone classico» da un chilogrammo (31 mila euro). Esiste anche un identikit: il cliente tipo dell’istituto risulta avere circa 200 mila euro depositati, di cui il 10 per cento circa in oro fisico. Poi in banca, oltre ai privati, ci sono anche clienti istituzionali che hanno depositato lingotti per milioni di euro”.

Ma Google ci consola sul nostro futuro:

Cacca di mucca su Amazon, è boom di vendite.

28 dicembre 2015
In India viene usata come combustibile per cucinare e per rituali religiosi

NEW DELHI – Grazie alla diffusione di internet, è possibile in India acquistare online le ‘pagnottelle’ di cacca di mucca usate nelle campagne indiane per accendere il fuoco e cucinare i pasti. Il tradizionale ed ecologico combustibile, composto da letame secco e compresso, è venduto da alcuni mesi su Amazon, su eBay e su altri popolari website di commercio online. Secondo quanto riportano i media indiani, ha avuto un grande successo anche tra la popolazione urbana, soprattutto tra coloro che provengono dalla civiltà contadina e che sono nostalgici delle vecchie tradizioni. Il prodotto è anche usato dai fedeli induisti in occasione di celebrazioni religiose come Diwali. Su Amazon un pacchetto di “cow dung cake” pura al 100% con 11 pezzi da 200 grammi ciascuno viene venduto a 99 rupie (circa 1,3 euro). Nei villaggi, soprattutto nel nord dell’India, è una pratica abituale raccogliere per strada gli escrementi di mucche e bufali per poi farli essiccare sulle pareti delle capanne. E’ un lavoro riservato di solito alle donne che si occupano del focolare domestico. Ma nelle metropoli come New Delhi e Mumbai le ‘pagnottelle’ non si trovano più in quanto sono quasi spariti i bovini che un tempo ciondolavano per le strade. Per milioni di induisti la vacca è un animale sacro e i suoi prodotti, compresi gli escrementi e l’urina, sono utilizzati per diversi rituali di purificazione e nella medicina. L’urina in particolare è considerata un disinfettante. Sono in commercio nei negozi e di recente anche on-line sotto forma di saponette, creme per la pelle e shampoo.

Ogni spicchio di mondo fa come meglio riesce: dall’oro alla cacca. Auguri quindi, Buon Anno e a rileggerci presto.

Dimenticavo: Walt Disney, girando il film La spada nella roccia, nel 1963, fa dire al Mago Merlino e al suo fido assistente, il gufo Anacleto: “Tempi oscuri davvero, e maledettamente scomodi!”. Profeta, o gufo anche il papà di Topolino?