C’era una volta

di Giovanna Senesi

C’era una volta, molto tempo fa (5 anni), inizio dell’era grillina, un giorno in cui molti si recarono al voto, essendo fortemente convinti che, coloro che avrebbero indicato, erano persone serie, affidabili, responsabili delle decisioni prese, e coerenti nell’attuarle. Diversi da quelli di prima, insomma, persone a cui ci si poteva rivolgere, convinti che, prima o poi, la  fiducia data sarebbe stata ben riposta.

Il tempo, però, guarisce le ferite, ma non garantisce la fiducia. Anche i politici hanno la loro scadenza, come lo yogurt, col tempo, talvolta, diventano anche  indigesti. Si raccomanda agli amici: leggere  con attenzione le scadenze!

Un  gruppo di  cittadini del genere fiduciosi, residenti in un quartiere della città, intrapresero un percorso, convinti delle loro idee, e convinti che i politici con i quali parlavano li avrebbero compresi, soprattutto ne avrebbero condiviso gli obiettivi, ed addirittura avrebbero garantito il loro sostegno. Però, in quel periodo, erano stati tutti appena eletti.

I cittadini-elettori-fiduciosi scrissero una petizione per il problema che avevano ad un signore della Casa Madre, che era stato delegato dal Padrone di Casa, per le cose che stavano loro a cuore. Chiedevano il suo interessamento, e ne informarono anche i politici della Casa Piccola. Ebbero delle piccole assicurazioni dal primo, maggiori attenzioni invece da quelli che abitavano nella Casa Piccola.

Passarono diverse serate in discussioni e confronti serrati, talvolta duri, tra  gruppi che si contendevano lo stesso argomento nella sede della Casa Piccola. I cittadini-elettori-fiduciosi proseguirono il loro cammino, andarono perfino in delegazione nella Casa Madre, dove anche lì trovarono tutti coloro che vi abitavano, ottenendo attenzione e condivisione sulle questioni sottoposte; qualcuno, addirittura, presentò interrogazioni preoccupate.

Erano così confortati dalle molte  attenzioni e dal sostegno ricevuto, perfino il giornalino locale li sosteneva, che andavano a letto sereni, sazi della solidarietà e simpatia suscitata, continuando ad avere fiducia in coloro che erano impegnati in politica, sia della Casa Piccola, che della Casa Madre.

Cominciarono, però, ad essere un po’ preoccupati di così tanta simpatia ed interessamento ricevuto, ma che non dava risposte alcune: vedendo costruire una strada del loro quartiere in modo diverso dalle altre, alzarono il livello di attenzione, rivolgendosi ad un altro signore della Casa Madre, il quale stava facendo, in quel periodo, costruire delle piste ciclabili.  Organizzarono, allora, una petizione per la loro salvaguardia, preoccupati dal nuovo manufatto. Andarono perfino a parlare con quel Giovin Signore, insieme ad un rappresentante della Casa Piccola, incontro del tutto infruttuoso. Nessuna disponibilità a salvaguardare il nuovo manufatto: le firme della petizione, ignorate del tutto, finirono in un cassetto.

Una notte d’estate (11.7.2013), improvvisamente, vi fu un temporale con tuoni, fulmini e saette, e la città divenne buia: nella notte, alcuni abitanti della Casa Madre, accompagnati da qualche loro servitore, convinsero quelli della Casa Piccola che la questione che stava a cuore dei cittadini-elettori-fiduciosi andava trattata in modo diverso, e li convinsero a modificare la loro opinione, facendo loro condividere un importante documento, a nome del Padrone della Casa Madre. E così fu. Tutto quanto fatto in precedenza dalla Casa piccola andò in fumo.

Il 13.7.2013 i cittadini-elettori-fiduciosi,  preoccupati  di quanto accaduto, inviarono alla Casa Madre un appello-diffida, per non ratificare il documento importante. Gli abitanti della Casa Madre ignorarono tutto e proseguirono sulle loro decisioni.

La fiducia cominciava a sgretolarsi, tanto che un giorno (28.10.2013) una delegazione dei cittadini-elettori- ex fiduciosi, preoccupati ma decisi a proseguire per la loro strada, supportati anche dalla politica sventolata come una bandiera, di quanto fosse importante la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, decidono di incontrare coloro che rappresentavano interessi contrari, dopo ore di vivaci discussioni con il Grande Capo e dei suoi consiglieri. Alla fine si trovò un’intesa comune: rifiuto comune dell’importante documento, respingendolo al mittente (Padrone della Casa Madre), decisione di una soluzione transitoria, trasferimento definitivo delle attività in un luogo più adatto, indicato anche dalla Casa piccola, il tutto a garanzia di sicurezza per tutti gli interessati. Tale accordo fu inviato e protocollato alla Casa Madre e ratificato il giorno dopo da oltre 500 rappresentanti, colleghi del Grande Capo.

Dopo quel primo accordo, il giorno 11.11.2013De Cesaris novembre 2013 foto 1una gentile fatina della Casa Madre, coraggiosamente, ne firmò un’altro, uguale nel contenuto con il Grande Capo, e proseguì a seguire anche i cittadini-elettori-ex-fiduciosi, aprendo le porte della sua casa, ricevendoli e cercando di avviarli ad un percorso diverso. Predispose i documenti necessari, le risorse e i progetti conseguenti, questi ultimi insieme ad un’altra fatina, il tutto con i pareri tecnici favorevoli, che gli abitanti della Casa -Madre approvarono tutti insieme in compagnia, compreso il Padrone.

I cittadini-elettori-exfiduciosi-preoccupati rimasero, però, un po’ diffidenti, proseguirono i contatti, memori dei comportamenti assunti in precedenza, decisero di tutelarsi con il Capo Assoluto del Paese, ed inviarono una nuova petizione il 22.1.2014 alla Casa Nazionale.

Successivamente, il 10.4. 2014, il Padrone della Casa Madre invia documenti e dà  chiarimenti, assicurando che quanto approvato insieme alle fatine sarebbe stato eseguito: insomma, si cerca di rassicurare il Capo Nazionale.

Però, ad un tratto (il 27.9.2014), altri cittadini-elettori-neoambientalisti scoprono che, vicino alle loro abitazioni, arriverà gente nuova, si preoccupano, si agitano, scoprono che hanno degli alberi da difendere, li abbracciano, danno loro un nome, rilasciano interviste, si consultano con qualche abitante della Casa Madre, incontrano i co-firmatari dell’accordo, fanno intese con alcuni personaggi locali, organizzano feste e musiche. Manifestano sotto gli alberi, dove però sono parcheggiate vetture e rimorchi di TIR, ma non importa:foto III

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foto VIa loro sta a cuore il decoro,  le passeggiate tra gli alberi. Di tutte le questioni poste dai loro vicini di casa non importa nulla. Annunciano ricorsi al Presidente della Casa Regionale. Soffiava quel giorno un venticello leggero: forse era quello della sindrome di: Not In My Back Yard(Nimby).

Improvvisamente, gli abitanti della Casa Madre si preoccupano, o fingono di esserlo: spaventati, ritirano tutti i progetti predisposti, chiedono persino pareri nazionali, i quali inviano osservazioni e sollecitano nuove ipotesi – come si può leggere dai seguenti link 2 e link 3 – però non bocciano il progetto presentato. La Casa Madre blocca tutti gli impegni scritti ed approvati, con compiacimento di molti, dopo di che tutto diventa silenzio.

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L’aspetto più divertente di questo racconto, è che, dopo quella data, chiunque faccia vita pubblica, ufficialmente nell’interesse della gente, improvvisamente, diventa afono, sfugge al solo apparire dei cittadini-elettori-exfiduciosi cui aveva garantito il sostegno, ed accampa impegni al solo apparire di richieste d’incontro. Il Padrone della Casa Madre, davanti alla  richiesta d’incontro con i cittadini-elettori-ex fiduciosi, fa dire alla sua valletta che ha un impegno interplanetario. Delega le risposte da dare ad un’altro Signore della Casa Madre, il quale, dopo tre incontri superflui, finalmente, l’8.10.2015, informa i cittadini-elettori-exfiduciosi  e i rappresentanti della Casa Piccola (silenti) che il Padrone della Casa Madre sta pensando di  dare loro una risposta, ma non prima del maggio del prossimo anno 2016, perché ha un trasloco programmato da tempo. Ai cittadini-elettori-exfiduciosi non resta altro che rivolgersi al Comandante della Piazza, gli inviano una letterina, con qualche piccola foto, attendono pazienti una civica risposta.

Cosa ci dice questa racconto? Innanzitutto mai fidarsi di coloro che dichiarano di lavorare per i cittadini, che il loro impegno è volontario e disinteressato. Qualcuno mente sapendo di mentire. A breve i cittadini- elettori tutti, compresi gli amanti del decoro pubblico, dovranno, se vogliono, dare di nuovo fiducia alle persone che vorrebbero entrare o ritornare nella Casa Madre o nella Casa Piccola…Non  si sa cosa faranno  i cittadini-elettori-exfiduciosi, credo che faranno molta fatica ad individuare una persona per bene ed affidabile, merce rara di questi tempi.

D’altro canto, questa storiella fa rammentare quanto, molti anni fa, scriveva J.J. Rousseau, nella parte finale de Il contratto sociale – III, 15:

Espongo soltanto i motivi per cui i popoli moderni, che si credono liberi, hanno dei rappresentanti mentre i popoli antichi non ne avevano. Comunque sia, non appena un popolo si dà dei rappresentanti, esso non è più libero, non esiste più.

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Gianna Senesi e l’Ambrogione

L’Ambrogione – I Edizione – Attestato di Merito