Le forbici in piscina

di Annalisa Scandroglio

Il fatto che splenda sempre nello stesso modo non vuol dire che la si debba guardare con lo stesso occhio. Aperto il destro e chiuso il sinistro.

Ruota. E qui lo è per davvero,sempre bellissima. Il fatto è che a guardarla ci si crede e ci si inganna.
Che si perde il tempo e si sale su pensieri che paion scialuppe, mentre il foro lo si vede dal momento in cui si pensa di usarla. Navigarla.
Perché si preferisce annegare con proposito che accettare in regalo qualcosa di integro.
Perché scegliamo con cura le pene e quasi mai le felicità, dov’è più semplice patire che impazzire di gioie.

Le conserviamo tutte in cassetti ben chiusi, sia mai esser felici di portarli al collo e sentir brillare la gola e luccicar le dita. Via nelle tasche a cercar malanni, quelle mani; che piuttosto che darle a qualcuno si nascondono sotto la fodera bucata del paltò, tra biglietti e ricordi senza scambi.
A cercar forbici in regalo per tagliar fodere e scialuppe. A sfoderare diamanti e rubini. Da dentro. Dai fori. Eh si!
Smaglianti come linee di luna sul fondo della piscina, quella dove non ti piace respirare ma restare. E’ che lì non ci si inganna ad occhi aperti.

Zic/ Zac.
Anche sott’acqua si sente il rumore.

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