Flavio Caprera intervista Antonio Ribatti

Antonio Ribatti, imprenditore culturale all'Isola

di Flavio Caprera

In esclusiva per i lettori di Asilo

Flavio Caprera, giornalista e scrittore, nato a Polignano a Mare (BA), vive da anni a Milano, ed ha lavorato per quotidiani, magazine e radio. Attualmente, collabora con il web magazine www.jazzconvention.net. Ha scritto “Jazz”, un volume illustrato pubblicato in allegato per la rivista Panorama nel 2005. Nel 2006, ha pubblicato per Mondadori “Jazz Music” e, nel 2009, sempre per Mondadori, “Jazz 101. La storia del jazz in 101 dischi”. Nel 2014 ha pubblicato per Feltrinelli il Dizionario del jazz italiano.

Tra gli organizzatori più autorevoli e competenti di eventi dedicati al jazz ed alla musica improvvisata a Milano, Antonio Ribatti ha scelto l’Isola come suo quartiere di elezione: è proprio qui che i suoi progetti e le sue idee si materializzano e diventano realtà. Da AhUm Milano Jazz Festival al Maletto Prize, fino alla Notte Lilla e all’ultima arrivata GO OVER! Culture and Music from Europe, le costanti sono: l’Isola e programmazioni di alto profilo artistico.

Chi è Antonio Ribatti?

Un architetto, professione che ho svolto sino a pochi anni fa, sono stato anche un ricercatore universitario. Oggi, progetto e realizzo eventi musicali e culturali, e mi occupo di marketing territoriale, anche se la mia vecchia professione è stata fondamentale per lo sviluppo del mio attuale metodo lavorativo, perché, sia nell’architettura, che nella musica concorrono parimenti aspetti artistici, tecnici e normativi, oltre a caratteri estetici e fisici. L’architettura, come la musica, è frutto anche di valori etici ed ha al centro del proprio interesse l’uomo e il suo benessere: la prima ha come scopo l’organizzazione dello spazio in cui l’uomo vive, la seconda è un linguaggio capace di influire sugli scenari emozionali di ciascuno di noi. È con questo atteggiamento che ho ideato e prodotto in questi ultimi anni tra gli altri: l’Ahum Milano Jazz Festival, Dancing On The Strings, il Maletto Prize, Go Over!, la Notte Lilla.

  • Negli ultimi anni, uno degli eventi musicali più caratterizzanti dell’Isola è l’Ahum Milano Jazz Festival, raccontaci come nasce.

La prima edizione del festival è stata realizzata nel 2000. Per cinque anni, Ahum si è tenuto al Teatro Edi in zona Barona. Nel 2000, nacque l’associazione Collettivo Jam, come risposta alla chiusura di diversi jazz club storici milanesi: lo scopo era quello di proporre in maniera più ‘fluida’ una nuova occasione per la promozione della musica jazz e improvvisata. Per questo motivo, Ahum è stato sempre pensato e realizzato come un laboratorio in continua evoluzione, capace di fotografare e interpretare la contemporaneità sia dal punto di vista dei contenuti artistici che socio-culturali. Questa strategia ha consentito al festival in tutti questi anni di evolversi e adeguarsi: da festival musicale, si è evoluto in festival multidisciplinare e infine si è consolidato assumendo l’attuale profilo identitario di festival territoriale. Questa ultima fase di vita dell’Ahum è stata anche oggetto di studio interessato da parte di Loredana Scandura, studio che è diventato una tesi di laurea dal titolo “Il Festival territoriale come strumento di trasformazioni culturali: Ahum Milano Jazz Festival e il quartiere Isola” discussa nell’aprile 2015 presso l’Università degli Studi di Milano.

  • Quando e perché il festival è arrivato al quartiere Isola?

Ahum è arrivato all’Isola nel 2010 con l’obiettivo di realizzare il primo festival musicale a carattere territoriale di Milano in un quartiere, Isola, con una forte identità e una straordinaria vivacità economica e umana. I media compresero pienamente l’intenzione e la loro risposta fu forte e immediata. Basti pensare ad alcuni titoli di allora: Il Jazz ha trovato la sua Isola (Vivimilano). Ah-Um Festival: l’Isola del Jazz (Tuttomilano). La grande musica invade i piccoli spazi dell’Isola (Corriere della Sera). Il giovane Jazz si riprende la città (Il Giornale). Il jazz invade l’Isola: arriva il tornado Ah-Um (Tuttomilano). Ricordo sempre con grande soddisfazione le parole di un articolo dell’autorevole Claudio Sessa per il Corriere della Sera: “Ritorna il festival milanese del jazz Ah-Um, incastonato come un gioiello nel quartiere dell’Isola per creare quelle connessioni con il tessuto sociale che da sempre interessano gli organizzatori”.

L’ambizione era uscire dal teatro e creare un grande evento musicale che fosse la somma di molti piccoli eventi diversi sparsi sul territorio, qualcosa che facesse vivere il tessuto urbano attirando l’attenzione soprattutto dei non addetti ai lavori e della gente lontana dal mondo del jazz allo scopo di riportare questa musica ad una dimensione popolare.

  • Le peculiarità e le caratteristiche sociali e culturali del quartiere hanno agevolato questo passaggio? Com’è stata la loro risposta?

La condizione sociale e di luogo che ho trovato all’Isola è stata determinante per il radicamento del festival: in qualunque altra zona sono convinto che non avrebbe funzionato. Un fatto che mi è sempre piaciuto enormemente é che i suoi abitanti si definiscono “isolani”, sottolineando sempre un forte senso di appartenenza al luogo che abitano. Una delle forze maggiori di questo quartiere credo sia quella di essere abitato da cittadini disponibili a partecipare a forme di scambio e di condivisione, culturali o ludiche che siano. È uno dei pochi quartieri di Milano che è passato attraverso le trasformazioni urbane senza perdere la propria identità. Nuovi locali e boutique convivono con botteghe storiche, gallerie d’arte e negozi d’antiquariato, in un’area densamente abitata da una popolazione tra le più varie, come età ed estrazione sociale. Per questo motivo l’Isola – emblematico luogo della tradizione che accoglie il cambiamento – si pone quale sito ideale ad accogliere il jazz: una musica eterogenea, sempre in evoluzione, ma con caratteristiche comuni a tutte le sue più diverse espressioni. Nel corso delle sue ultime sei edizioni all’Isola, il festival ha usufruito di decine di spazi all’aperto e al chiuso: luoghi pubblici (Piazza Gae Aulenti, Piazzale Segrino, Via Garigliano, Via Boltraffio, Piazza Minniti, ecc.), teatri (Teatro Sala Fontana), gallerie d’arte e spazi polifunzionali (Fonderia Napoleonica Eugenia, Fondazione Riccardo Catella, Laboratorio Cagliani, The Don Gallery, Zona K, ecc.), locali, pub, ristoranti (Blue Note, Angolo Milano, Osteria al Nove, Pub24 e molti altri).

  • A tuo parere che ruolo riveste la musica per lo sviluppo socio-culturale ed economico dell’Isola?

La musica è un forte elemento di valorizzazione dei luoghi. Spesso, in questi anni, ho usato gli eventi live come espediente per portare il pubblico ad avere esperienza di luoghi storici milanesi di grande interesse ma sconosciuti ai più, come ad esempio i bellissimi Chiostri bramanteschi di Santa Maria alla Fontana (situati sotto il livello di campagna e in una posizione recondita dell’Isola), la Fonderia Napoleonica Eugenia (ex opificio di età napoleonica, oggi museo d’arte fusoria e location di eventi prestigiosi), la Fondazione Riccardo Catella (ex magazzino ferroviario di fine Ottocento, oggi centro propulsivo del nuovo quartiere di Porta Nuova) e molto altro ancora. E’ arrivato il momento di occuparsi seriamente del comparto della musica in Italia, dove l’affluenza ai concerti di grande richiamo, negli ultimi anni, ha subito un generale incremento del pubblico, mentre, rispetto agli eventi più piccoli, si è verificato un costante calo ed una quasi totale mancanza di investimenti, da parte di enti locali e soggetti privati. È necessario ed urgente lavorare per la rigenerazione del mercato musicale a tutti i livelli. Oggi c’è il rischio di un crollo totale di una parte del sistema, proprio per la mancanza d’investimenti, di strutture adeguate e di sinergie tra i diversi operatori. L’innovazione dovrebbe rappresentare la priorità anche in questo settore economico perché la cultura e quindi anche la musica sono elementi attivi e funzionali per la crescita di valore di un luogo, per l’attrazione della classe creativa e in definitiva per un miglioramento socio-culturale ed economico di una comunità e/o addirittura di una città. Basti pensare al turismo musicale, settore poco sviluppato in Italia ma evoluto ed efficiente in altri paesi d’Europa. L’Isola, in tal senso, potrebbe avere un ruolo fondamentale e trainante per Milano. Per comprendere la portata economica basti pensare che, in Inghilterra, il turismo musicale ha un indotto di 5 miliardi di euro.

  • L’Isola nei fatti è il quartiere della musica jazz a Milano. Come si è arrivati a tutto ciò? 

Tra gli anni ’80 e ’90, chi voleva ascoltare musica a Milano si recava a Brera (Club Due, Ponte di Brera, Biblos, ecc.) e sui Navigli (Grillo Parlante, Scimmie, Tangram, Capolinea e molti altri). Oggi, di tutto quel ‘sistema’ artistico ed economico, non rimane più nulla. Penso che quei quartieri si siano evoluti in altre direzioni e gli operatori di settore e le istituzioni non sono state in grado di sostenere un rinnovamento necessario, tutto ciò ha portato al crollo del sistema da una parte, ed a nuove opportunità dall’altra. La musica, nella sua accezione più ampia, é migrata ed ha trovato terreno fertile all’Isola, per moltissime ragioni. A mio avviso, tre sono le tappe fondamentali per capire, in particolare, lo sviluppo del jazz all’Isola. L’apertura del Nord Est Caffè in via Borsieri 35, che, dal 23 novembre 1995, avvia la programmazione jazz che, ancora oggi, a distanza di 20 anni, prosegue sotto l’immutata direzione artistica del contrabbassista Tito Mangialajo Rantzer. Tra l’altro, Enzo Scalone, titolare del Nord Est Caffè, fu il primo sponsor di Ahum (anche se, nel 2000, il festival si teneva al Teatro Edi, in Barona), e contribuì, pagandoci l’accordatore per il pianoforte, ed acquistando 150 copie del primo cd dell’etichetta C-JAM Joint, che fondammo per documentare il festival.

Sempre in via Borsieri, il 19 marzo 2003, con il concerto del pianista Chick Corea, fu inaugurato il Blue Note Milano, che s’impose subito come una delle più importanti e famose vetrine per la musica jazz a livello internazionale. Infine, il 16 maggio 2010, all’Isola si svolge la IX edizione di AH-UM MILANO JAZZ FESTIVAL. Da quel momento. il festival trova nel quartiere il suo ambito ideale, dando vita al primo festival musicale a carattere territoriale di Milano. L’arrivo all’Isola di AHUM ha contribuito ad un indubbio sviluppo della scena musicale locale, portando diversi locali a creare autonome programmazioni musicali (Osteria al Nove, Pub24, Laboratorio Cagliani, Ditirambo, ecc.) e  alimentando altri circuiti di notevole impatto sul quartiere (come Un Giorno da Marciapiede, Swing & Fish, la Notte Lilla, ecc.). Attualmente, ad arricchire questa scena, entra in gioco l’apertura del nuovo UniCredit Pavilion, che ritengo un luogo di grandi di potenzialità per lo sviluppo dell’offerta musicale di Milano.

  • Cos’è cambiato nel quartiere da quando Ah-Um Milano Jazz Festival è arrivato all’Isola?

I primi contatti ‘musicali’ con l’Isola risalgono al 2001, in quella data con il Collettivo Jam organizzammo una serata di musica al Frida, in via Pollaiuolo 3; successivamente, continuai a collaborare in alcune occasioni , organizzando delle Jam Session alla Stecca degli Artigiani, e suonando io stesso. Il festival è arrivato 9 anni dopo, nella primavera del 2010. Il quartiere, in prossimità di Stazione Garibaldi, era un enorme cantiere avviato nel 2007. In quegli anni, il dibattito rispetto al progetto edilizio Porta Nuova, era molto acceso. Oggi, l’intervento contribuisce a fare di Milano una metropoli contemporanea, con un carattere internazionale. Il dibattito è meno acceso che in passato, ma, ancora, residenti ed osservatori si dividono tra sostenitori e detrattori: del resto, l’Isola è sempre stata un terreno fertile di lotte sociali e di sperimentazione di forme di resilienza. È un quartiere storico, sviluppatosi in modo sostanziale tra fine Ottocento e Novecento, come sede di attività industriali, artigianali e come luogo di residenza di operai e ceti medi. A partire dagli anni ‘80, con l’arrivo di nuove tipologie di residenti, il quartiere ha vissuto un graduale processo di trasformazione economica, sociale e demografica. Oggi, ha una struttura socio-economica differenziata: uffici, una forte componente legata alla ristorazione e alla vita serale, una presenza significativa di artigianato di qualità ed associazioni culturali, un tessuto residenziale misto, con diverse componenti etniche e sociali al suo interno. Il quartiere ospita circa 20.000 abitanti, con ha una densità tra le più alte di Milano. Il luogo perfetto, insomma, per ospitare ogni tipo di creatività, accogliere un festival a carattere territoriale e sperimentare nuovi format culturali e d’intrattenimento.

  • In questo momento su che progetti stai lavorando?

La positiva collaborazione nata con il produttore Gianni Barone, in occasione del NAU Jazz Day, promosso nell’edizione 2015 di Ahum, ha dato vita ad una serie di progetti innovativi per la scena milanese. Nel primo trimestre del 2016, daremo avvio alla seconda edizione del MALETTO PRIZE, competizione per progetti musicali emergenti, dedicata al giornalista Gian Mario Maletto. La serata conclusiva si svolgerà in maggio e vedrà l’intero quartiere coinvolto in questa iniziativa, dalla forte valenza culturale e dedicata esclusivamente alle nuove generazioni.

In questo momento (2 dicembre 2015 n.d.r.), è in programmazione la rassegna GO OVER! Culture and Music from Europe. L’obiettivo della rassegna è di dar voce alle nuove tendenze musicali e alle sonorità di matrice europea, nel tentativo di produrre molteplici effetti, non ultimo colmare una lacuna nelle programmazioni musicali milanesi, quasi sempre a digiuno di proposte provenienti dal nostro continente. Vorremmo far sentire il respiro dell’Europa sull’Isola. Su questa prima edizione di GO OVER! aleggerà aria di Norvegia con i Brutter (12/12/15), di Francia con Nicola Sergio (23/01/16) e di Svizzera con i Rusconi (18/03/16). L’obiettivo è creare un evento di riferimento per la scena musicale italiana, che riesca a combinare un ricco ed esclusivo programma, con le belle location che costellano questo meraviglioso e unico quartiere. Poi c’è l’edizione 2016 dell’Ahum: tante le innovazioni e le novità in programma. Per il momento, non anticipo nulla, ma sarà una bella sopresa per l’Isola!