Una proposta gentile

"Fulviotesti-1940". Con licenza Pubblico dominio tramite Wikipedia - https://it.wikipedia.org/wiki/File:Fulviotesti-1940.jpg#/media/File:Fulviotesti-1940.jpg

di Giorgio Gazzaniga

Qualche tempo fa, pubblicammo un articolo in cui, tra le varie, ci si augurava una Milano policentrica, e che non terminasse con i confini della circonvallazione esterna: a tal riguardo, l’architetto Giorgio Gazzaniga ci invia una proposta innovativa e, per certi versi, rivoluzionaria.

Un viale alberato con piste ciclopedonali che corre lungo un percorso di verde attrezzato e protetto; un collegamento di viabilità dolce che da piazza Duomo prosegue per Corso Garibaldi, Piazza Gae Aulenti, Viale Zara e Viale Fulvio Testi, fino ad arrivare al Parco Nord. E’ questa un’idea urbanistica realisticamente attuabile, un passo importante per abbandonare il concetto ormai superato di città “concentrica” e abbracciare la realtà della città metropolitana con al centro il Parco Nord.

E’ un’idea di tessuto urbano continuo che evoca la rivoluzionaria diagonal di Barcellona, progettata dal grande urbanista Cerdas. Nella sua logica semplicità, la diagonale collega tutta la viabilità cittadina con una percorrenza temporale elevatissima, trattandosi di una via retta che si contrappone a un cerchio, così come nelle circonvallazioni di Milano.

In questa concezione l’uomo si riappropria della città per viverla appieno, nella quotidianità e nel tempo libero: cammina, pedala, s’intrattiene in spazi dedicati alla socialità, lontano da smog e rumori. Il trasporto pubblico moderno scorre intanto sotterraneo, veloce e silenzioso.

Forse non ce ne siamo ben resi conto, ma qualcosa di simile gli abitanti di Milano Nord lo hanno già vissuto. Nel 2007 sul viale Fulvio Testi spuntarono dei “fiori gialli”: erano i cartelli che “si scusavano per il disagio” perché, per un tempo che poi fu di cinque anni, il traffico automobilistico sarebbe stato limitato e convogliato altrove, a causa dei lavori per la Metropolitana Lilla.

Ma sorprendentemente, quello che in realtà successe aveva i contorni di un bel sogno: durante quei lunghi cinque anni il grande viale smorzava i suoi rumori, le auto procedevano lentamente, cambiando corsia in un sistema di curve e controcurve intorno ai cantieri. Si sentivano nuovamente le campane, le voci, l’abbaiare dei cani dall’altra parte della strada, anche gli uccelli trovano spazio libero per il loro canto. Il viale aveva assunto un nuovo ruolo, quello di un lungo cortile condominiale che s’insinua tra le case, regalando un profondo e sconosciuto respiro.

Come d’incanto dunque, un’area tra le più inquinate di Milano divenne una strada vivibile lungo i quartieri. Le ottantamila auto di passaggio stimate per ogni ora, furono deviate su quei due assi paralleli: l’asse Sarca-Sesto San Giovanni-Monza-Lecco e quello di Suzzani-Parco Nord-Bresso-Como. Fu un flusso naturale, senza proteste, petizioni, scontri. Tutto sommato, il “disagio” si poteva scusare.

Ci si rese conto infatti che per il traffico automobilistico non c’era bisogno dell’asse Zara-Testi e che il Parco Nord avrebbe potuto estendersi, prolungandosi fino a congiungersi a Piazzale Lagosta.

Poi il risveglio nell’aprile del 2012, quando i fiori gialli vennero rimossi. Finito il disagio? No, finito il sogno. A poco a poco il movimento cittadino riprese, ma con sorprendente gradualità. Le auto non invasero smaniosamente il viale, non da subito almeno. E così anche noi ci siamo lentamente risvegliati, ma con un desiderio nuovo: quello di una possibile città migliore.

Oggi mi resta la convinzione che il tratto Zara-Testi potrebbe essere trasformato senza eccessive difficoltà. Ha già tutti i presupposti per diventare una realtà diversa e vivibile. Tutto ciò che serve di fatto già esiste: le belle aiuole già ci sono, i controviali asfaltati già ci sono, i semafori già ci sono, i mezzi pubblici e la metropolitana già ci sono. Quel che serve è chiudere la maggior parte degli accessi delle strade interquartiere utilizzandole come vie condominiali (come è stato fatto in via Nava); trasformare i controviali Zara-Testi in zone pedonali ZTL; destinare la terza corsia, quella più vicino alle aiuole, a parcheggio condominiale e commerciale e la seconda corsia ai percorsi di manovra. Solo la prima corsia potrebbe restare adibita al traffico veicolare in uscita e a senso unico, mentre il movimento in entrata verrebbe assorbito dagli assi paralleli Sarca-Suzzani.  E poi basterebbe piantumare con cespugli ad altezza d’uomo il confine tra parcheggio e aiuole e consentire l’accesso ai parcheggi privati tramite ingressi a passo d’uomo dalla corsia dei parcheggi pubblici. A questo punto si potrebbe collegare il sistema ciclabile all’asse metropolitana Zara-Testi-Monza.

Questi sono i modesti interventi per riqualificare la zona, animarla magari di mercati a chilometro zero, spazi per jogging, panchine, fontanelle, persino orti e giardini. Un ritorno al passato, all’aspetto che il grande viale aveva alle sue origini, e un salto verso il futuro della città metropolitana.

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