Il Paese senza carte per terra

di Michele Molé

Sono sempre più convinto che se ognuno di noi educasse gli amici, i figli, a raccogliere quella carta sul marciapiede, inizierebbe la rivoluzione culturale e politica che tanto attendiamo, aspettiamo cadere dal cielo. Educarsi al rispetto dei propri marciapiedi, isolati, quartieri, città e così via, è la prima e unica via per apprezzare ciò che ci circonda.

Quante volte per strada abbiamo visto cartacce e mozziconi? Quante volte ci siamo sdegnati per la condizione dei nostri marciapiedi? Ma soprattutto: quante volte ci siamo chinati a raccogliere? Quante volte abbiamo fatto notare al signore davanti a noi che ha gettato una carta per terra? Probabilmente non spesso, compreso chi scrive.

Perché buttare la carta per terra, o semplicemente non raccoglierla è sintomatico di indifferenza al benessere del prossimo, indifferenza a cui forse anche la politica ci ha abituato. Ma chi sono i politici? Chi è la politica? Siamo noi, tutti. Siamo noi che buttiamo e molto spesso non raccogliamo additando il nostro male ad altri, quando il problema siamo noi. Raccogli quella carta, non buttare quel mozzicone, da qui parte la civiltà, la buona politica. Abituarci ad essere consapevoli e responsabili nelle piccole cose è la base per la più alta forma di politica.

Lamentarsi è facile, e ci dà di tanto in tanto quel tocco di importanza, se sappiamo lamentarci bene. Lamentarsi di una politica, di una società civile che funziona male è come non raccogliere quella carta là sul marciapiede sotto casa nostra: è sotto casa nostra, ci riguarda. E se rimane lì per giorni è perché nel disprezzo non ci passa nemmeno per l’anticamera del cervello di andarla a raccogliere.

Non buttare la responsabilità verso gli altri, raccogliere ciò che non funziona per migliorare noi stessi e quello che ci circonda, questa è la politica del paese senza carte per terra.

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