Volevo festeggiare i miei 70 anni…

Paris, fluctuat nec mergitur - di Gianna Senesi

reportage di Gianna Senesi

All’inizio, pensai di portare mia figlia e mia nipote Margherita in Israele, a visitare un kibbutz, esperienza interessante per una bambina di 8 anni. Mi piaceva l’idea di questo viaggio a tre generazioni: nonna, mamma e nipote. Scartai, però, il progetto, perché esplose l’intifada dei coltelli.

Decido, allora, di andare a Parigi, città già vista, ma sempre affascinante: qualche volta accarezzai l’idea di andarci a vivere, tanto mi attrae. Quindi, al lavoro: biglietti del treno, albergo, prenotazioni nei luoghi da visitare (La Villette, esposizione scientifica realizzata per i ragazzi, il museo dell’artigianato e dei mestieri, la Torre Eiffel, la gita sul battello, ecc.). Il 13 novembre si parte, saluti e baci, treno alla Stazione Centrale, partenza alle ore 23, tutto liscio. Salite sul treno, 3 cuccette, di cui prendiamo subito possesso, ci sistemiamo, controlliamo la distanza dal bagno: è vicino, tutto bene. La carrozza motore parte, e noi all’interno.

Dopo pochissimi minuti, ci chiama un nostro amico parigino che, preoccupato, ci informa: a Parigi sparano, si sentono esplosioni da casa sua. Ci chiede se siamo già sul treno: davanti al nostro si, se ne rammarica, e ci dà appuntamento per il giorno dopo. A questo punto, cerchiamo di capire qualcosa in più: il personale ferroviario è silente, forse per non provocare panico tra i passeggeri, ma, ormai, la notizia si sparge e tutti attaccati al telefonino per conoscere, sapere…

Mio figlio chiama chiedendoci di scendere dal treno, ma il viaggio Milano-Parigi è diretto, non prevede fermate. Poi, a valanga, una serie di telefonate: parenti, amici e conoscenti, tutti preoccupati per  il nostro viaggio. Più arrivano telefonate, più aumenta la nostra ansia. Ad un certo punto, spengo il telefono, cercando di dormire, e di non spaventare mia nipote, che, in realtà, dorme serena. Alle 3, ci svegliano i doganieri di Bezirk Brig, valico di frontiera dopo Domodossola, assonnati e, in parte, preoccupati: loro sanno cosa è accaduto a Parigi.

Il giorno 14, ore 10.20, si arriva alla Gare de Lyon. Scendendo, vediamo militari che passeggiano lungo i binari, con il mitra in mano. Mia figlia fotografa corone di fiori sotto il monumento ai caduti, dentro la stazione: che tempestività questi francesi! Usciamo per fare colazione in un bistrot: guardando in alto, mia figlia vede, sui tetti, uomini armati che camminano, ed altri appostati, con fucili di precisione. Solo allora abbiamo la reale percezione delle condizioni in cui si trova Parigi. Ci dirigiamo verso il nostro albergo. Per fortuna, in Rue de Lyon, una simpaticissima signora ci accoglie come parenti: stranieri che arrivano dopo quanto è accaduto! La camera è modesta, ma accogliente: è un vecchio albergo parigino, per noi una delizia, il primo rifugio dopo un viaggio notturno davvero stressante. Ci mettiamo in contatto con il nostro amico, ci spiega che tutta la città è chiusa: scuole, musei, cinema, negozi, ristoranti. Fanno eccezione i bar e gli alimentari, oltre ai mezzi di trasporto. La disposizione governativa è di rimanere in casa: alcuni terroristi  sono ancora liberi. Addio ai nostri progetti: non ci rimane che raggiungere in taxi la casa del nostro amico, e seguire gli eventi. Seguiamo voracemente i telegiornali francesi ed italiani. Ci tocca anche ascoltare la dichiarazione di Marine Le Pen, che chiede la chiusura delle frontiere, e dichiara che la Francia è in guerra. Purtroppo, le sue dichiarazioni faranno proselitismo: la Francia sta per andare alle elezioni presidenziali, e questa enorme tragedia condizionerà azioni e decisioni.

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Il louvre, la mattina successiva agli attentati

Domenica 15 è una bella giornata di sole: nelle strade, poche persone, per lo più turisti, molti giapponesi. Decidiamo di fare un giro a piedi e prendiamo una metropolitana sorvegliatissima: soldati in divisa, armati, e polizia ferroviaria a bordo; pochi anche i passeggeri. Raggiungiamo Rue de Rivoli: una lunghissima fila di meravigliose cancellate nere decorate d’oro circondano il Louvre. Ci sono soldati ovunque, si può vedere solo da un lato. E’ possibile fotografare la piramide di vetro, la piazza è presidiata e inavvicinabile. Nonostante tutto, quello che si vede è bello, anche se il silenzio rende tutto molto triste.

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Scala mobile della metropolitana, deserta

Arriviamo alla Torre Eiffel: l’unica cosa che funziona è una giostra, su cui mia nipote fa un giro. Da lì, via verso il Trocadero, con la sua grande fontana. Pranziamo, e decidiamo di raggiungere in taxi Place de la République, tradizionale luogo d’incontro a Parigi. Alle 15.30, troviamo già dei bellissimi murales, alcuni dei quali riproducono il motto parigino fluctuat nec mergitur (sbattuta dalle onde, ma non affonda). C’è molta gente, assistiamo a cori e musiche di alunni con i professori, persone di ogni genere, francesi e non, giornalisti, telecamere, poliziotti in borghese ed altri in divisa, che suggeriscono di non fermarsi. Ci sono mamme con bambini, anziani che si tengono per mano. Intorno alle 17, la folla aumenta. Per esperienza personale, avendo partecipato a numerose manifestazioni, decidiamo di andarcene: quando c’è molta folla, è bene allontanarsi, si evitano guai. Più tardi, a casa, apprendiamo che sono scoppiati dei petardi vicino alla piazza, creando panico tra la folla. Treni, aeroporti e frontiere sono ancora chiusi: non si può partire.

scarpe
Scarpe parigine

Lunedì 16, giornata bigia. Le frontiere sono state nuovamente aperte. Decidiamo di far contenta mia nipote: in mattinata, andiamo alle Galeries Lafayette, grande magazzino parigino, per vedere i giocattoli di Natale. Anche qui è pieno di sécurité, in questo caso privata: si entra da una sola parte, controllo borse, controllo scale mobili, controllo ai piani, è un controllo continuo. Nel reparto giochi, Margherita esprime tutta la sua curiosità di bambina: siamo riuscite a non trasmetterle paura, e può godersi questo momento di serenità. Beata innocenza, si è così divertita a contare i soldati in giro per la città, ed a dividerli, con i colori delle divise: nere senza caschi, mimetizzate, nere con casco, blu delle ferrovie, con mitra o manganelli. Un rapidissimo giro nel magazzino, per vedere la nuova moda delle scarpe parigine: un sospiro e, poi, via. Alle 14, saliamo  sul TGV per Milano-Garibaldi. Con noi, viaggiano militari in divisa nera, senza mitra. Alle 21,52, finalmente a casa: per il prossimo compleanno, cercherò di informarmi meglio.