Professionisti della Politica

la riflessione di Gianmarco Cravero

Carissimi amici, i filosofi dicono che: per vivere bisogna guardare avanti, ma per godersela bisogna guardare indietro. Ho riflettuto a lungo su questo pensiero, ed il risultato, al netto delle gioie prodotte dalla mia famiglia, mi farebbe piacere condividerlo con voi. La pausa che seguì servì a fare raccogliere un po’ di idee a me, e a versarsi un po’ di vino a loro, i miei amici.

Qualche anno fa, dissi così, tanto per solleticare i loro cervelli, fui contattato attraverso Facebook da un gruppo di amiche e amici un po’ speciali. Si trattava infatti di compagni di cortile, risalenti addirittura agli anni dal 1956 (anno del mio arrivo a Milano) al 1969 (anno dell’indipendenza dai genitori). Il cortile, evidentemente, aveva assunto, nel tempo, una sua precisa e poetica fisionomia, tanto da riuscire a fare da collante a quelle varie decine di bambine, bambini, ragazze e ragazzi che lo frequentavano, carichi di tutti gli annessi e connessi, legati agli studi, alle frequentazioni, agli stimoli ormonali, gelosie, invidie, solidarietà e complicità, tali da farci rispondere positivamente ad una chiamata arrivata da una distanza temporale di una cinquantina di anni. Non c’eravamo tutti. Con alcuni, la vita e la sorte non erano stati lievi; risposero anche tre o quattro trasferitisi all’estero. Assolutamente disponibili a venire a Milano per festeggiare tra circa una settantina di ex-giovani, felicissimi di vedersi, pur faticando a riconoscersi! Da allora, ci scriviamo, ci vediamo e godiamo della nostra giovanile anzianità.

In quegli anni di formazione alla vita mi capitò di leggere un libro: La pelle, di Curzio Malaparte. Più che un libro, una frustata, ma le parole mi entravano dentro con grande forza sollecitando la mia volontà di conoscenza. La dedica soprattutto mi restò scolpita nella mente e diceva così: all’affettuosa memoria del Colonnello Henry H. Cumming, e di tutti i bravi, i buoni, gli onesti soldati americani, miei compagni d’arme dal 1943 al 1945, morti inutilmente per la libertà dell’Europa.

Ma come, pensai, con l’evoluzione che stava avendo rapidamente la società, le gru che riempivano lo skyline di Milano, le pellicce vendute alla Rinascente, la televisione, la 600, la lavatrice, il frigidaire, che c’entrava quel pensiero pessimista? Chiesi a mio padre, militare di professione, che la guerra e la prigionia le aveva vissute appieno, ma la risposta fu sibillina: impara a dubitare. Già, ma di chi? Di Malaparte o della vita? Optai per Malaparte e, pur conservando gelosamente il libro, gli serbai rancore per un bel pezzo, per aver osato contrastare il mio giovanile entusiasmo. I libri di guerra, così come i film dell’epoca, per me dovevano essere semplici. Tante battaglie e i buoni che vincono, punto. Peraltro avete mai visto un epico film di guerra, privo di una benché minima goccia di sangue? No? E allora, cercate Il giorno più lungo degli anni ’60, quello con J. Wayne, R. Mitchum, H. Fonda, R. Burton, e tanti altri. Navi, cannoni, favole, illusioni, tutte le atrocità private della cruda realtà: il sangue.

Nel 2015, un altro libro – Possa il mio sangue servire – di Aldo Cazzullo, restituisce la verità: il sangue. E ci racconta, nell’ambito della memoria della Resistenza, proprio a partire dalla prima pagina, Il testamento del capitano Balbis:《Babbo adorato,…possa il mio sangue servire per ricostruire l’unità italiana e per riportare la nostra terra a essere onorata e stimata nel mondo intero…》

A rileggere, nell’Italia di oggi, alcuni passi delle ultime lettere di Balbis, c’è da sentirsi un verme. C’è da vergognarsi al pensiero di come abbiamo ridotto la terra che quest’uomo, oggi del tutto dimenticato, voleva riportare a essere onorata e stimata nel mondo intero: una frase che dovrebbe essere letta a voce alta dai candidati a una carica pubblica, dagli eletti in Parlamento, dai condannati per corruzione (A. Cazzullo).

Un momento di pausa fu obbligatorio per un dito di vino e il recupero della pensosa concentrazione. Ma in mezzo, fra un dubbio e l’altro? Per una mente che cresce, il dubbio è pane quotidiano. Lo aveva spiegato bene Bertolt Brecht, con il suo lirico Sia lode al dubbio:

Sia lode al dubbio! Vi consiglio, salutate
serenamente e con rispetto chi
come moneta infida pesa la vostra parola!
Vorrei che foste accorti, che non deste
con troppa fiducia la vostra parola.

Con coloro che non riflettono e mai dubitano
si incontrano coloro che riflettono e mai agiscono.
Non dubitano per giungere alla decisione, bensì
per schivare la decisione.

Tu, tu che sei una guida, non dimenticare
che tale sei, perché hai dubitato
delle guide! E dunque a chi è guidato
permetti il dubbio!

E, da non trascurare, il profetico Piero Calamandrei che, già nel 1956, descriveva nei suoi Appunti sul professionismo parlamentare quello che oggi riscontriamo sulla nostra pelle, e che vi leggerò solo in parte: uno degli aspetti psicologici più inquietanti della crisi del parlamentarismo è costituito, secondo me, da quel fenomeno che si potrebbe chiamare il `professionismo politico`…Un tempo, quando le Camere si adunavano di rado e i loro compiti erano relativamente limitati, il mandato parlamentare non aveva carattere professionale,…era un sovrappiù marginale, senza indennità parlamentare (non ancora inventata), aggiunto all’attività professionale, appagava ambizioni, aumentava il prestigio e talvolta il reddito professionale [vi ricorda qualcuno?n.d.r.]…L’indennità parlamentare fu una grande conquista democratica, resa necessaria dal costante allargarsi della attività legislativa e dall’ascesa politica delle classi lavoratrici…così, anche senza volerlo, deputati e senatori sono diventati a poco a poco professionisti della politica…ora questo graduale cambiamento di condizione professionale e psicologica dei parlamentari ha segnato una svolta di tutto il sistema: lo ha snaturato e rischia di distruggerlo…il deputato e il senatore sta diventando sempre più un funzionario stipendiato…in questo modo è chiaro che la psicologia del parlamentare si burocratizza: essere eletti deputati vuol dire trovare un impiego, l’attivismo politico diventa una `carriera`. Non essere rieletti vuol dire perdere il pane: le campagne elettorali diventano, per molti candidati, lotte contro la …(propria) disoccupazione…chi, per obbedire alla sua coscienza, osa ribellarsi alle direttive di partito, sa che alle prossime elezioni perderà il posto e diventerà un disoccupato…chiamare i deputati e i senatori i `rappresentanti del popolo` non vuol più dire oggi quello che con questa frase si voleva dire in altri tempi: si dovrebbero piuttosto chiamare impiegati del loro partito.

Ora beviamoci un sorso amici e prepariamoci ad alcune considerazioni, sempre di Calamandrei, un pò più crude: …se ci mettiamo anche noi a fare `l’autocritica`, ci si accorge che non c’è rotellina del sistema parlamentare che non sia inceppata dalla ruggine di questa degenerazione burocratica, che porta i parlamentari a considerare i problemi politici come problemi del loro bilancio domestico. Quando un deputato muore, il primo dei non eletti che attendeva la sua morte per succedergli prova la stessa impressione dell’aspirante a una cattedra finalmente lasciata libera dal vecchio predecessore che si è tolto di mezzo.

Va beh, a questo punto ci sarebbe ancora da leggere e da riflettere cari amici, ma si è fatto tardi. Per questa sera chiudiamo qui e andiamo a casa a pensare, con forza, a quali grandi responsabilità ci hanno lasciato i grandi sempre se noi si voglia vederle ed affrontarle.

Il bicchiere della staffa e via, la mia casa si svuota, resto solo e vado ad aprire un cassetto. Sposto un po’ di carte e viene fuori: la foto in bianco e nero di mio padre, in alta uniforme, sciabola al fianco, austero nel saluto militare rifiutando, con questo gesto, di stringere la mano al ministro Andreotti che gliela sta porgendo, dopo avergli conferito una onoreficenza. Adesso ho capito papà, farò la pace con Malaparte  e continuerò a coltivare la virtù del dubbio. A proposito, babbo, una bella notizia: tua nipote, dall’altra parte del mondo, ci cerca tutti i giorni per scaricarci addosso i dubbi esistenziali delle sue riflessioni! La storia, dunque, continua.

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