Primasvolta

Annalisa Scandroglio, scrittrice / visual artist

Stava imparando a immaginarlo come un uomo senza gambe, intento a guardare l’orizzonte su un vascello ocra e blu. Come la nave che costruì suo padre in dimensioni da scrivania, sciogliendole i capelli e l’immaginazione tra i ponti e le vele di dieci centimetri.
Li tiene sempre legati e tutto è più in ordine.
Lui: vento veloce, bandiere di terra vicine e dita lunghe sullo stomaco.

Ma le gambe! Eh le gambe.
Le aveva perse un giorno, senza accorgersene.
E’ che a lui bastava guardarlo il tramonto, dalla prua alla poppa.
Pensava che fosse bellissimo.
Pensava che fosse la fortuna a tenerlo lontano. Era una fortuna non avere le gambe!
Lei no. Voleva toccarla la linea tra il cielo e la terra. Tra le dita e il suo stomaco.
La differenza è la sostanza, quella che resta.
Le storie d’amore le piace ascoltarle navigare solo nei racconti di vecchi marinai in libri troppo nuovi per esser veri. In terre lontane e su onde del mare più che tra i fluttui della sua vasca da bagno.
Ci sale. Li slega. Solo sulla nave di suo padre. L’unica su cui lo vede.
Si tocca le gambe, sistema i capelli, stringe i braccialetti e porta la fortuna con lei, in un tuffo da meraviglie verso le nuvole e giù tra gli abissi.
Sa che sarà così. Toccherà la linea rossa del sole alle sette in punto, mentre lui stringerà le dita sullo stomaco e lo vedrà sparire quieto tra le trame dei suoi capelli.

Allunga una mano, raccoglie l’elastico e ci lega i suoi.

AS / http://www.giudaiscarioca.wordpress.com

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