Milano e Gad Lerner

immagine tratta da http://www.clubmilano.net/2014/09/gad-lerner-intervista/

di Giordano Di Fiore

Milano non ha bisogno di sindaci calati dall’alto, come il paventato Giuseppe Sala, buoni o cattivi che siano. Perché Milano, non so dire se sia bene o male, è la capitale della società civile. Milano è, essenzialmente, una città borghese: qui, non avrete mai un PD da urlo, e nemmeno un Salvini. E la borghesia ha delle sue caratteristiche intrinseche. Da un lato, è discreta, e tanto affezionata al decoro, come descrisse Bianciardi con meravigliosa precisione. D’altro canto, è molto poco avvezza ad essere eterodiretta. Silenziosamente, si impone, e difficilmente, smentendo le apparenze, si lascia mettere i piedi in testa. Il già citato Sala potrebbe essere un ottimo candidato. Temo, alla luce di queste caratteristiche, che la sponsorizzazione renziana possa risultare un ostacolo non di poco conto.

L’attuale sindaco Pisapia, spesso dipinto, specie all’inizio, come rivoluzionario – in quanto rappresentò il primo vero segnale italiano di rottura con il berlusconismo – incarna perfettamente quanto ho cercato di delineare. Pertanto, più che di rivoluzione, parlerei di rottura nella continuità. E’ stato ed è un sindaco di sinistra. Ma è anche un sindaco profondamente borghese, senza che i due termini vadano in contraddizione: questo, a Milano, è possibile.

La giunta Pisapia ha avuto numerosi punti di forza: anni fa, un giovane amico architetto, mio vicino di casa, mi fece notare come Milano, rispetto alle grandi città europee, fosse monocentrica, laddove, al contrario, le altre metropoli – Londra, Parigi, Berlino – erano policentriche. Fui molto colpito dall’espressione utilizzata, per me, che non bazzico l’architettura, fino a quel momento, totalmente sconosciuta. In particolare, era un problema di continuità urbana – che le altre metropoli avevano – e di stacchi, molto forti nella nostra città. Non è cosa di poco conto: uno sviluppo disomogeneo e disordinato della città non ha soltanto un impatto estetico, di maggior “bruttezza”, ma ha enormi risvolti pratici. Si creano quartieri di serie A, B, C, ecc. C’è un forte impatto sulla mobilità, sull’inquinamento, sui servizi erogati, dunque, complessivamente, sull’efficienza della città stessa. Questo pare quasi un paradosso, in una città come Milano, che ha sempre fatto dell’efficienza una sua forte bandiera.

Pisapia, dicevamo, ha contribuito ad omogeneizzare la città. L’esempio più forte è quello dell’Isola, un quartiere particolare, semi-periferico, con dei confini così marcati, tanto da essere denominato, appunto, Isola. Un quartiere che, oggi, risulta profondamente rinnovato. Probabilmente, meno romantico di un tempo, ma senza quella forte cesura, che lo separava dal resto. Adesso, risulta essere – anche dalle quotazioni immobiliari – un quartiere assolutamente contiguo al centro, e si fa fatica a capire se sia la zona 9 ad incunearsi nella zona 1, o, viceversa, la zona 1 ad estendersi dentro la zona 9.

Piste ciclabili (molto, molto a singhiozzo), aree pedonali, aree adibite a parco, ed alcune riqualificazioni importanti (la Darsena su tutte), rendono, senza dubbio, la città più bella, e più efficiente.

Emerge, ed è importante sottolinearlo con forza, un profondo punto di debolezza: per la giunta Pisapia, Milano finisce con la circonvallazione esterna (non a caso, ci sono diversi studi per l’estensione dell’Area C – la congestion charge area di Milano – proprio a partire da quei confini). Se mi posso permettere, è una giunta che risulta essere, talvolta, troppo autoreferenziale. Questo, da un lato, è il trionfo della società civile e borghese sui partiti, dall’altro, però, porta ad interrogarsi troppo poco sulle proprie lacune.

Per questo, ritengo che la prossima giunta debba senza dubbio continuare l’opera di omogeneizzazione della città. Però, debba farlo tenendo conto che la città NON finisce con la circonvallazione esterna. Perché, al di fuori di quei confini, ci sono dei pezzi di città totalmente dimenticati, pur essendo meravigliosi (e, talvolta, ancora romantici), come la Bovisa, o Niguarda, o mille altre periferie, che guardano l’evoluzione della città da troppo lontano.

Spesso, si parla di sicurezza. Credo che la scommessa per Milano non sia quella di militarizzare le periferie. Al contrario, credo sia quella di far nascere cento “Isole” tutte intorno alla città, con locali, musica, rappresentazioni, spettacoli, e tanta cultura diffusa. La Fondazione Prada fa già parte di questa scommessa. Il dopo-Expo potrebbe essere una meravigliosa carta da giocare, che va addirittura nella direzione di una vera Area Metropolitana, mettendo in comunicazione anche l’hinterland, non solo le periferie.

Riassumendo, l’obiettivo della prossima giunta sarà quello di spostare l’orizzonte dalla circonvallazione esterna alla Tangenziale. Allargando il perimetro, potremo accorgerci di aree con un terribile potenziale (pensiamo, per esempio, a Lambrate, oltre alla già citata Bovisa). Importanti progetti sono già in cantiere: gli interventi sull’area gasometri, gli scali ferroviari, la zona di Ripamonti. Ci sarà anche da definire il destino del polo scientifico, se andasse a spostarsi a Rho. Spesso, si ha l’impressione che si dia troppa importanza al cemento: la nuova giunta non dimentichi che, oggi, riqualificare un’area non può coincidere con l’aumento delle cubature. La scommessa non si fa con i quartierini residenziali, che troppo spesso fanno assomigliare Milano a Milano Marittima. Si fa con i servizi, e si fa avendo bene in mente l’orizzonte del “policentrismo”, tanto bene descritto dal mio vicino di casa architetto.

Bene: però il titolo di questo articolo non è “la Milano di Domani”, o cose del genere: piuttosto esplicitamente, si chiama “Milano e Gad Lerner”, come mai? Beh, il mio è soltanto un augurio, o un auspicio. Gad Lerner fa già parte del comitato degli 11 garanti per le Primarie di Milano. E Gad Lerner, se ci pensiamo, rappresenta proprio la prosecuzione naturale della giunta Pisapia, e di un modello forte di centro-sinistra nato a Milano, e che, oggi, sembra sopravvivere positivamente soltanto qui.

Per carità, è un auspicio borghese e non rivoluzionario, in favore di un sindaco borghese da sempre vissuto a Milano, per rappresentare Milano. Sarebbe un’ottima scelta, in nome della serietà, e, cosa non da poco, in questo momento storico, dell’indipendenza. Speriamo che Gad Lerner sia un lettore di Asilo!