Clochard alla Riscossa

Immagine tratta da http://www.dirittiglobali.it/2015/02/la-marcia-degli-sfrattati/

i reportage di Primo Carpi

24 aprile 1945. Si apre con la parola d’ordine da tempo concordata Aldo dice 26×1, il telegramma con cui il Comando militare regionale piemontese impartisce a tutti i comandi di Zona l’ordine di applicare il Piano E27 a partire dall’ora 1 del 26 aprile: è l’insurrezione!

Conoscevo la storia della parola d’ordine torinese e resto, quindi, molto sorpreso quando un amico, che si occupa di case popolari, e che, in una caldissima serata di giugno, ho intervistato per sapere qualcosa di più sulle case (avendone, in cambio, un chiaroscuro di risposte, la più critica delle quali riguarda la difficoltà del Comune di dare, come ha fatto, per antica consuetudine, per tanti anni, un tetto alle famiglie sfrattate per conclamata e non fraudolenta morosità) mi dice: “Ti mostro una cosa, domani sera andiamo a trovare Aldo dice 26×1”! E così scopro che la gloriosa parola d’ordine dell’insurrezione è ora il nome di un gruppo, di un comitato formato a sua volta da tre associazioni: Clochard alla Riscossa, Comitato Diritto alla Casa e Unione Inquilini di Milano, e che questo gruppo, il 29 marzo dello scorso anno, ha occupato un edificio fino a tre anni prima di proprietà di Alitalia Servizi, in via XXIV maggio a Sesto San Giovanni. 4500 metri quadri suddivisi in sette piani. Dal fallimento della compagnia di bandiera lo stabile, sede di uffici e call center, è vuoto. Il suo valore complessivo è valutato in 12,3 milioni di euro; per tre volte esso è stato messo a bando, ma le gare non l’hanno mai assegnato. Solo un gruppo di ladri di rame ci è entrato il 28 marzo, sventrando ampie porzioni di soffitti e pavimenti.

Aldo dice 26×1, che aveva già al suo attivo l’occupazione, poi interrotta, di un altro edificio inutilizzato di Sesto, a questo punto, accelera i tempi e procede ad una prima occupazione parziale, alla quale ne seguirà una seconda qualche mese dopo, per la restante parte dell’edificio. La proprietà ha, ovviamente, intimato lo sgombero, ma non c’è ancora stata nessuna azione di forza.

Quando la sera dopo, anche lei caldissima, entro negli ex uffici Alitalia di Sesto, resto a bocca aperta! l Il comitato occupante li ha riorganizzati; ne ha ricavati 52 appartamenti e, a parte una enclave di clochard, li ha destinati proprio alla ospitalità delle famiglie sfrattate per le quali il Comune, messo alle strette da una mancanza cronica di risorse, dovuta, a sua volta, alla morosità congiunturale dei suoi inquilini in tempo di crisi, non riesce più ad assegnare uno dei suoi tanti appartamenti sfitti, perché non ha i fondi per ristrutturarlo.

Tutto funziona alla perfezione, organizzato e gestito con fermezza e comprensione assieme, da Laura Loi dell’Unione Inquilini. Negli originali bagni per disabili, gli occupanti hanno ricavato dei bagni con docce per tutti, mentre in tutti i piani adibiti a residenza è stato ricavato uno spazio cucina. Al piano terra c’è un mercatino dell’usato dove amici e associazioni hanno portato vestiti, mobilia, materassi. E dove tutto è possibile oggetto di scambio, od è in vendita a offerta libera. Sul lato rivolto verso la piazza è stata organizzata la trattoria popolare, dove per 5 euro si ha diritto ad un pasto completo.

La sera del mio arrivo nello stabile trovavano ormai alloggio 170 persone, di 20 diverse etnie. La saturazione (200 persone) non è lontana: sono previsti a breve altri arrivi. Tutti gli ospiti, gruppetto di clochard a parte, hanno un posto in graduatoria per l’assegnazione di una casa popolare. E’ capitato che più di una volta siano arrivate famiglie su segnalazione informale della Caritas e di qualche Consiglio di Zona…

Ogni nucleo familiare paga 10 euro di “spese condominiali”: servono per le pulizie, per i lavori di ristrutturazione, per le spese varie. Nessun allacciamento per il gas, quindi, ma quello alla luce è stato da tempo ripristinato, e gli impianti di condizionamento attivati. Bloccati invece gli ascensori, per cui i nuclei con elementi invalidi sono stati alloggiati al primo piano. I piani superiori dello stabile, i più spaziosi, ospitano palcoscenici, maxischermi per vedere le partite, monitor per videogiochi. A breve, è prevista addirittura una settimana intera di serate musicali, cena alla Trattoria Popolare compresa, che vedranno alternarsi complessi molto noti negli ambienti alternativi della città.

Incontriamo alcuni responsabili  della occupazione. Oltre a Laura, in particolare, Wainer Molteni, capo carismatico dei Clochard alla Riscossa; giovane, ma già con un medagliere di tutto rispetto. Sette volte arrestato per avere cercato di passare la notte davanti alla porta del sindaco Moratti, che negava diritti e protezione alla categoria. Wainer insiste: “Qui cerchiamo di ridare dignità e una vita normale. Dall’occupazione, a una legge di iniziativa popolare, per ripensare l’utilizzo degli stabili abbandonati delle città, insomma, la via è breve”. Nella interminabile serata di giugno, giù in strada,  parliamo a lungo. Di diritti, di sostenibilità, di altri esperimenti in corso in altre parti d’Italia. Ci ripromettiamo di organizzare incontri più ampi, di rivederci alle serate musicali in programma, cena compresa, in programma in settimana nei piani alti del palazzo. Tengo d’occhio le grandi vetrate del palazzo. Da un momento all’altro, lo so, si apriranno e ne voleranno fuori, in lunghissima fila, verso la luna, verso il mondo dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno di Miracolo a Milano,  tutti i bambini, i ragazzi, le donne, gli uomini di ogni parte del pianeta che ci abitano.