Berlinguer e il Professore

di Gianmarco Cravero

Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’, e siccome sei molto lontano…

Io invece sono qua, in quel minuscolo borgo in Alta Valsassina di cui ti ho già parlato e dove riusciamo a trovar rifugio in quell’altrettanto minuscolo eremo affacciato sulla valle e aggrappato alla montagna. Di fronte ho la Grigna e, dalla terrazza, lo sguardo spazia sull’ampio orizzonte e la mente non può esimersi dal fare altrettanto.

Non ci sono più le stagioni di una volta, si usa dire, con riferimento al clima. Non ci sono più, aggiungo io, anche osservando e subendo il clima politico. Ti ricordi anni fa, come era diversa la nostra militanza? Le estati calde dei tuoi luoghi, in Romagna, ed il girovagare, cazzeggiare e ragionare e pensare, dal primo caffè della mattina, in piazza con un tot di giornali, fino all’ultima sigaretta della sera, o meglio notte, a volte anche inoltrata, frastornati dal frinire delle cicale, contenti del vento fresco della notte e del profumo del glicine e della campagna. I giorni scorrevano caldi e paciosi, mentre l’assillo più grande era il cosa e dove mangiare: il pesce sul mare? Le grigliate di carne sui colli? La piadina con il prosciutto e i ciccioli, oppure il gnocco fritto e lo squacquerone? E via con un elenco di slow food o street food o qualunque altra definizione avessero…ma noi ancora non lo sapevamo! Era buono, servito da brava gente operosa e tanto ci bastava. Così era, o pensavamo che fosse, anche la politica, la nostra politica naturalmente! Certamente, eravamo consapevoli del lato oscuro del male. La strage di Bologna, ad esempio, follia criminale di 35 anni fa. Ma noi l’avremmo mai immaginato che, ancora oggi, i superstiti non hanno ricevuto i risarcimenti che una legge del…non mi ricordo più…ha riconosciuto loro? E che il Presidente della loro Associazione ha minacciato le vie legali verso l’Inps? 35 anni dopo, perbacco, ricordiamocelo bene, trentacinque…a n n i…sono passati!

Intanto, il Parlamento Europeo, fra giugno e luglio, era impegnatissimo in un fondamentale dibattito, foriero d’innegabile civiltà futura: il diritto d’autore sui panorami…sì, caro amico, hai letto bene, su tutti gli edifici, monumenti, e tutte le bellezze europee immaginabili, sarebbe scattato il divieto di fotografare, salvo avere autorizzazione scritta da parte del detentore di tale diritto. In parole povere, se io volessi fotografare il bosco verticale, ad esempio, non potrei. A meno che l’Arch. Boeri non me ne concedesse, bonariamente, la facoltà. Eh sì, l’europarlamentare tedesca Julia Reda ha proposto di estendere la libertà di panorama a tutta Europa, però il parlamentare francese Jean-Marie Cavada ne chiede una drastica restrizione, rendendo obbligatoria un’autorizzazione preventiva: altrove hanno risolto con degli abbattimenti!

Qui nel borgo, invece, hanno risolto diversamente. In un luogo che, pian piano, si sta consumando, avviandosi all’inevitabile scomparsa, gli abitanti, ma sopratutto le abitanti, si sono costituite in associazione, per recuperare e salvaguardare i loro storici beni. L’inizio è stato il restauro di un piccolo ex-sito produttivo, posto all’ombra della chiesetta aperta una sola volta l’anno: la latteria. Infatti, quella era la sua funzione, prima di diventare un magazzino di rottami e rifiuti: produrre latte e formaggi per tutto il paese. Ripulita, ristrutturata, dotata degli attrezzi e dei costumi d’epoca recuperati, divenne la sede dell’associazione, oltreché un piccolo museo, aperto al pubblico per attività culturali. Ma non bastava, arrivarono il wifi, lasciato sempre acceso per renderlo disponibile ai frequentatori, i volontari per intrattenere i bambini d’estate, un piccolo telescopio per vedere le stelle, un televisore con lettore dvd, un computer, una stampante, corsi di spagnolo e d’inglese, di pittura e, infine, miracolo, una biblioteca. Ma una biblioteca vera, inserita nella rete provinciale, con tanto di codifica ufficiale dei libri, e quanto necessario per renderla funzionale. Il bello è che i libri, non so i numeri ma sono veramente tanti, non sono stati acquistati, bensì ricevuti in dono. È bastato il passaparola e ne sono arrivati, e continuano ad arrivarne, talmente tanti da consentire persino di metterne in vendita un po’, per sottoscrizione, nei banchetti organizzati dai volontari in occasione di mercati e fiere. È stato così che, con mio gran piacere, ho potuto ritrovare vecchie memorie credute perse! Le ultime sono proprio di questi giorni. Uno, in modo particolare: ha 40 anni portati benissimo. Quando lo lessi allora, bhè, non mi ricordo cosa pensai, era strano, quasi fantascientifico, ma, per certi versi, realistico.

L’avvertenza iniziale, per usare un termine dell’autore e che condivido in pieno, la trovo estremamente attuale: “Anch’io, assieme a tutti gli italiani, mi sono spesso domandato come andrà a finire. Pensando e ripensando, mi sono accorto che con l’analisi politica non riuscivo a trovare nessuna logica soluzione alla crisi in cui siamo sprofondati, e che il metodo meno irrazionale per soddisfare la mia curiosità consisteva nel fantasticare”. Nell’applicare la fantascienza, direi io oggi, e so già di poterti considerare mio alleato. Il libro è: Berlinguer e il professore, dove il professore è Fanfani ed insieme, se così si può dire, ipotizzano il compromesso storico, con l’appoggio di Kissinger. L’autore è anonimo, ma non lo sarà poi per molto.

vedi caro amico cosa si deve inventare, per poterci ridere sopra, per continuare a sperare

La sorpresa è in queste righe della prima parte. “L’autore di queste note ha avuto il privilegio di salire sulla prima vettura a propulsione nucleare al Campidoglio. Non nasconderò che una lacrima ha bagnato il mio ciglio. Per uno come me, che ha speso tutta la vita al servizio del Partito e del Paese, sarebbe stato impossibile assistere con indifferenza alla realizzazione della sedicesima linea di metropolitana che, assieme alle undici autostrade sopraelevate e ai dodici parcheggi per elicotteri, ha finalmente reso fluido il traffico nella nostra metropoli. Questa imponente rete di comunicazione, regolata da soli nove vigili urbani addetti a tre cervelli superelettronici, fa della nostra capitale una delle città più progredite e socialmente avanzate del Mondo. Il Piano settennale ha trasformato il volto della capitale e dell’intera penisola. I milioni di turisti che ogni estate visitano l’Italia del Duemila, non vengono più attratti dai monumenti del passato, che pure sono ormai perfettamente restaurati e conservati, e nemmeno dalle nostre spiagge, dove del resto gli alberghi sono disponibili solo per le meritate vacanze dei nostri lavoratori. Essi vengono ad ammirare le vie di comunicazione, le attrezzature scolastiche e ospedaliere, le aziende agricole, le tecniche avanzate con cui i nostri impianti industriali sono stati messi in condizione di esprimere il più alto indice di produttività al minimo tasso di inquinamento”. (dal libro Berlinguer e il professore, edito nel 1975 da Rizzoli, autore anonimo rivelatosi nel 1976 per Gianfranco Piazzesi, giornalista e scrittore).

In quello stesso anno, inoltre, finiva la guerra in Vietnam e poteva dunque essere lecito aspettarsi un futuro di qualità. In questo stesso anno, invece, Roma…lasciamo perdere…ed in questo stesso anno i senatori hanno dovuto confrontarsi (?), con la propria libertà di costosa coscienza per assolvere

Va bhè, ora ti devo lasciare. Sulla piazza della chiesetta si festeggia: polenta taragna, pesce di lago fritto, salamelle e formaggio. Seguirà tombolata collettiva ed estrazione numeri della lotteria: primo premio, una bicicletta, chissà! Nel frattempo, parrebbe che la versione restrittiva del diritto d’autore pensato dalla UE non abbia avuto successo. Meno male, una grande vittoria della democrazia e un passo avanti verso…

…sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno…ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno…e si farà l’amore ognuno come gli va…

Mi è venuto improvvisamente in mente: pare che la UE sia impegnata a studiare come regolamentare l’uso di bagni e orinatoi per risparmiare acqua! Che stiano pensando alle suore? (Senato docet).

Un caro saluto e a sentirci presto dal tuo caro amico Ape-che-ronza.

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