Primarie sì, primarie dai, primarie fantasma!

L'archivio di Giancarlo De Bellis http://archivio.agenziafotogramma.it/home

di Stefano Indovino

Milano non solo la capitale economica del nostro tanto vituperato paese, l’Italia, come l’ha descritta Matteo Renzi nel suo discorso conclusivo alla festa nazionale del Partito Democratico, ma il terreno fertile su cui cresce la pianta del terzo settore italiano. Il capoluogo lombardo, già sulla mappa, mostra, attraverso le sue cerchie avvolgenti, la capacità di accogliere chi viene qui, con la speranza di realizzarsi. Un groviglio di vie da scoprire, come se fossero il carattere complicato di una ragazza che ti piace. Ogni tanto intravedi, nel momento in cui meno te l’aspetti, una bellezza che lascia senza fiato. C’è quell’operosità, citata almeno quanto la nebbia, che si mescola con il mondo dell’happy hour.

Una città piena di contraddizioni e di problemi, che, se li guardi bene, vengono le vertigini, come se ti buttassero dentro ad un caleidoscopio, ma che, in questi anni, abbiamo, credo, avuto il coraggio di guardare nella loro complessità, tentando di risolverli uno ad uno. Una nuova classe dirigente è cresciuta all’ombra di questa esperienza amministrativa, facendosi le ossa sul campo, confrontandosi con la difficoltà dei processi amministrativi, che non ci hanno impedito di risvegliare una città che sembrava quasi immobilizzata, riportandola dove le compete, in Europa e nel mondo, anche grazie ad Expo 2015.

Sullo sfondo, come le Dolomiti nelle giornate di sole, si vedono in modo chiaro le elezioni che si avvicinano, con tutto il movimento che le precede. Nel 2010, in uno scenario politico milanese e nazionale completamente diverso, attraverso le primarie, riuscimmo a coinvolgere circa 77.000 milanesi che ci indicarono la strada. Si confrontarono due idee alternative di città (anche se i candidati erano quattro), evidentemente all’interno del campo del centrosinistra, e chi vinse alle primarie riuscì a vincere alle elezioni vere solo grazie al sostegno di tutti, nonostante l’asprezza, a tratti, del confronto.

Io credo che, oggi, non si possa rinunciare a questo strumento, logoro perché negli anni lo si è utilizzato male, ma che è stato utile per scegliere da che parte andare. Dobbiamo fidarci dei milanesi. Di quei milanesi che riconoscono il lavoro che abbiamo fatto, ed, insieme a noi, vogliono scegliere chi prenderà il posto di Giuliano Pisapia (che nel frattempo potrebbe denunciare qualcuno per stalking, tante sono le volte che gli è stato chiesto di fare un passo indietro dal suo passo indietro). La classe dirigente cresciuta sotto l’ombra della Madonnina, o dei nuovi grattacieli per chi è meno religioso, ha la capacità per gestire questa situazione. Per individuare regole chiare e per garantirsi gli anticorpi utili, per evitare che le primarie da una festa di democrazia si trasformino nell’ennesimo festival delle polemiche. Su questo, fino ad oggi, si sono dette parole chiare e nette da parte dei dirigenti milanesi. Ecco, tiriamo dritto, per evitare di finire a cantare una rivisitazione della canzone degli Elio.

Con davanti due immagini belle chiare. Come era la città quando l’abbiamo ritrovata dopo anni e come la stiamo lasciando. Evitiamo tafazzismi vari.

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