Uomini e Torri

immagine tratta da cronacamilano.it

di Primo Carpi

Nel novembre del 2010, ricordate? Scoppiò a Brescia l’occupazione di una grande gru nel piazzale Cesare Battisti, da parte di un gruppo di lavoratori extracomunitari. “Chiediamo che venga concesso il permesso di soggiorno a tutti coloro che hanno partecipato alla sanatoria, che in quanto tale deve “sanare” tutte le irregolarità precedenti, compresa la posizione di chi ha il reato di “clandestinità”; che venga allungata la durata del permesso di soggiorno, visto che le questure ci impiegano dai 9 e più mesi ogni volta per rinnovarlo e che venga esteso a chi perde il lavoro e ne sta cercando un altro, tanto più in questi tempi di crisi”. Gli immigrati, per i quali il “Pacchetto Sicurezza” varato in quei giorni trasformava la condizione di irregolari in quella, perseguibile legalmente, di “clandestini,  si sentirono truffati, anche in solido, da una sanatoria (del 2009) che si rivolgeva solo a colf e badanti, escludendo così la maggior parte di loro. A Brescia ci fu una grande manifestazione-corteo ed a sfilare furono cittadini migranti, ma anche italiani, delegazioni arrivate da Milano, dal Veneto, dall’Emilia Romagna, da Roma e da molti altri posti.

La gru di Brescia fece scuola. Nove migranti, ma ben presto rimasero soltanto cinque, salirono qui in zona 9 sulla ciminiera della ex Carlo Erba di via Imbonati, da tempo abbandonata e trasformata in un centro servizi. Un cittadino argentino e quattro egiziani. Esposero striscioni che invocavano “sanatoria per tutti”, trascorsero diverse notti all’addiaccio sotto la pioggia battente. Impiccarono alla ringhiera più alta della ciminiera un fantoccio che ben rendeva la disperazione degli uomini che sfidavano l’inverno. Anche qui vennero contestate le pastoie burocratiche e le ambiguità del mondo imprenditoriale che rendevano difficile la regolarizzazione. Sotto la torre, si insediò un presidio permanente di manifestanti sotto un improvvisato tendone, guidato da un gruppo di immigrati perlopiù di origine africana e sudamericana. Il “Comitato immigrati Milano” organizzò, nel corso dell’occupazione della ciminiera, una manifestazione appello. “Ora siamo stanchi: permesso di soggiorno subito!”.

All’epoca mi interessavo già di Terzo Settore. Anch’io andai a vedere, rimasi molto colpito, scrissi un articoletto per non ricordo più quale rivista. Eccolo.

“Per un bel pezzo, sino a che gli occhi non sono in grado di mettere a fuoco quello che veramente pende, altissimo,  dal cornicione della torre ciminiera dell’ex Carlo Erba, penso che si tratti di un essere umano imbracato in un sacco per far risaltare ancora di più il suo messaggio di disperazione e di precarietà. Poi, per fortuna, di un fantoccio soltanto si tratta; dondolante appena con la sua lunga corda. Ma il messaggio resta. Quella sagoma umana impiccata è l’alter ego, è l’avatar sconfitto, è l’auto-percezione di quei cinque ragazzi, che sempre più nitidamente si intravedono compatti  sul cornicione della ciminiera. Striscioni bianchi a grosse lettere rosse per spiegare cosa vogliono; drappeggi di stoffe cerate per proteggerli di un soffio dalle notti e dalle piogge di novembre. Come mangiano? Come dormono? Dove fanno i loro bisogni?

Non conta proprio niente quel fantoccio, non ha cose, non ha case, non ha automobili, conti correnti, antenne paraboliche, ponti, vacanze…  nulla! Solo un corpo ed una mente che ha cercato di offrire ad ogni costo, anche al più umiliante, ma che dopo una speranza di sanatoria comprata con tutti i pochi soldi raggranellati con una pena inimmaginabile, ora vengono rimandati nel nulla dal quale provengono.

Però, nel momento stesso in cui l’incubo, anziché rimosso, viene rappresentato, esso viene smascherato e sconfitto! Da simbolo di un fallimento individuale, quel fantoccio appeso ad una torre, icona di un’epoca e di una città, diventa il simbolo di una battaglia collettiva. Parafrasando  Camus, si passa dal “solitaire” del clandestino nascosto, al “solidaire” di una intera comunità.

Ai piedi della torre c’è un presidio permanente di qualche decina di persone. Ci sono due tende dove ci sono materassini e siedono in pianta stabile uomini burberi e vocianti. Fumano in continuazione, e costituiscono il coro di fondo per i compagni auto imprigionati sulla torre.  Ci sono tavoli sopra i quali ci sono cassette sommarie di cartone con feritoie eloquenti nelle quali mettere “ …dollari, dobloni, palanche, sghei, …soldi insomma.” Ci sono focacce e salse dagli odori impossibili. Ci sono due, tre portavoce che  spiegano in continuazione, con un italiano stentato, la storia epica e tragica che stanno vivendo. Un foglio appeso all’interno di una tenda elenca gli appuntamenti della giornata. Sembra che stasera anche Anno Zero parlerà di questi ragazzi. Arrivano in continuazione piccole radio, piccole testate giornalistiche.  E i portavoce non si negano a nessuno, ore e ore a parlare, a spiegare,

A parte i giovani (e meno giovani …) e alterni inviati speciali, non si vedono altri indigeni in questo momento. Spinti come da un destino, come dannati danteschi, dal loro traffico convulso,  guardano appena appena dai finestrini delle loro auto, e poi scompaiono. Questa zona, per inciso, è una delle zone di  Milano dove la natalità è più bassa. Nel 2006 i suoi residenti erano 194.300, dei quali però, già allora, oltre 26.000 erano stranieri, ovvero extra comunitari. Uno su sette, cioè. Ovvero uno ogni sei italiani. O meglio, uno ogni sei comunitari. Non ce la sentiamo di chiederci ogni quanti milanesi …. Ma mentre per gli over 60 gli stranieri erano 500 contro 46.000, nei bambini in età prescolare e negli adulti in età centrale (tra i 20 ed i 39 anni) il rapporto si impennava ad uno su quattro, o poco meno. Il venticinque per cento!

E’ l’ultimo atto, inaspettato e inaspettabile, dei “cunti de li cunti” dei pupari siciliani. Le parti si invertono, i paladini cristiani sono in rotta, nascosti nelle macchine e nei palazzi che maghi diabolici hanno costruito attorno a loro, intabarrati e irriconoscibili. E i saraceni, liberati dalla nostra cattiva coscienza, fieri e prolifici nei loro stracci colorati e nei loro capelli incolti, dilagano per le nostre strade narcotizzate, accendono bivacchi e occupano le torri simbolo delle nostre città, le ciminiere.”