Di Punta e Tallone

di Annalisa Scandroglio

Un tallone e poi l’altro.
Solo sui ciottoli che si vedono al sole e sembrano d’oro.
Che male non camminare più in punta per farsi sentire.
Era la prima volta che sentivo l’aria che si infilava nella piazza.Sembrava il 2013 invece era il 1930.

La via al centro si apriva al cielo e guardavo la chiesa che la chiudeva in fondo come se dentro ci avessi perso qualcosa.
L’hanno messa la tovaglietta blu a quadretti e la magnolia al centro. È così che la ricordo.
È dal 2013 che sapevano saremmo arrivati. Il caffè lo stanno preparando adesso. Come lo facevano nel 1930?

Le dita lunghe sul tavolo le ho viste dal primo tallone sul ciottolo al sole tra la chiesa e le tue ciglia. Continuavi a disegnare le ombre di quel pensiero e me ne sarei andata leggendo tra le righe. La tigre che ti cammina in gola non sembra cosa tua e scivola giù insieme alla saliva. Ti alzi e le dita le nascondi verso il basso. Guardo il centro tra le tempie e il tuo naso e penso di non sbagliare. Allora alzi un dito e segni un punto tra i miei occhi e so che è lì che vuoi andare.

Una Paloma (perché è così che vorrei si sentisse) fa uscire dalla tenda Bianca (perché è così che vorrei si chiamasse) insieme al nostro caffè, lungo 83 anni e ancora caldo. Allungo le punte dei piedi che si dimenticano dei talloni quando sono sopra i tuoi.

Sai perché si ricordano di noi? Per i piedi scalzi che di punta e tallone hanno sporcato d’oro tutta la piazza. Per questo aspettavano il tuo ritorno mentre tu aspetti il mio.