Gli Uccelli

di Augusto Tacchetti

Stimatissimo Professore,

in vista della scelta per le scuole superiori, avevo visto la rappresentazione teatrale al Liceo Luigi Cremona nel 2007, due anni prima che mio figlio Paolo si iscrivesse. Gli attori erano studenti più grandi di lui e l’iscrizione era un miraggio che s’approssimava. Il contenuto colto ed intellettuale del laboratorio teatrale si aggiungeva alla sperimentazione del Piano Nazionale di Informatica della sezione G alla quale era destinato ad iscriversi per sua attitudine e nostra ambizione.

Ho seguito i cinque anni, come Lei sa.

Gli Uccelli di Aristofane è la seconda rappresentazione successiva al suo esame di maturità. Sono, così, passati nove anni dalla prima.

Anche la sera di giovedì 29 giugno di quest’anno, nell’androne del Liceo, c’era il lento arrivo del pubblico in attesa, ma senza genitori che conoscessi. C’è stata la Sua tradizionale apparizione dalla porta tagliafuoco e la spiegazione che più studenti possono alternarsi in un ruolo, il percorso nel corridoio buio e l’arrivo in Aula Magna. Ai lati le scenografie di sempre, i tavoli e i telai di legno su rotelle. Erano accese le stesse luci. E c’erano attori nuovi, studenti che non conoscevo.

Ispirata alla lezione del Teatro di Luca Ronconi, in una rappresentazione più  attori si alternano ad uno stesso personaggio. Quanti ragazzi si sono si alternati nei nove anni che ho visto e nei vent’anni della storia del teatro al Cremona?

In Star Trek, l’Enterprise viaggiava nel tempo e nello spazio interstellare, dando l’impressione che la plancia di comando fosse un luogo fermo, il palcoscenico di un teatro. Quando, giovedì, si sono riaccese le luci e sono tornato nell’Aula Magna del Liceo, ho avuto la percezione onirica di un viaggio in nove anni di ‘teatro-all-iis-cremona‘. Se mi aveva affascinato la prima volta e coinvolto ed emozionato nei cinque anni, per la presenza in scena di mio figlio, la sua assenza ha esaltato la percezione della recitazione che conosco, in ragazzi che non conosco. Allora fu il futuro, poi è stato il presente, giovedì era divenuto il passato. Ma i ragazzi erano giovani e non erano il passato. Il loro essere cosi freschi, piccoli, dava stranezza alla percezione di esperienza già vissuta. Gli anni passati mi facevano cogliere la differenze tra chi era istrionico ed in crescita e chi sarebbe stato titubante nei cinque anni a venire. Nel corso della rappresentazione, i ragazzi sono cresciuti di intensità e ritmo. Ancora una volta Lei li aveva accompagnati per mano, fino all’accensione delle luci di scena, istante a partire dal quale erano liberi di maturare l’esperienza in gruppo, secondo le possibilità individuali, senza la competitività che distrugge la partecipazione: la condivisione di un’esperienza rivelava al mio ascolto le dinamiche della maturazione. L’enfasi raggiunta dai grandi attori degli anni passati, ovvero dagli studenti di quinta, nell’anno della loro maturità.

Contemporaneamente, ritrovarmi nella stessa aula Magna e il riutilizzo delle scenografie, mi ha fatto sentire l’eco dei testi passati, misurare la grandezza dei testi e degli autori: Collodi, Goethe, Ibsen, Freud e Shakespeare.

Esaltava la percezione dell’unicità della recitazione nel corso degli anni.

Una corsa tra le suggestioni di tutte le rappresentazioni. In ogni rappresentazione, ci sono uno o più momenti magici, in cui scompaiono i muri dell’Aula Magna, per entrare nel cuore della rappresentazione.

http://www.iiscremona.gov.it/attivita-e-progetti/laboratorio-teatrale/

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