Verdeacqua

di Annalisa Scandroglio

Guardo il telefono.
Le due del pomeriggio / le due della notte. Due.
Conte come dietro gli alberi da bambini ora sono le gambe di queste tavolo. Quattro. Si è liberato per noi dietro una vetrina da negozio, ma noi siamo in un bar. Al Ventisette. Ci capita sempre di aver fortuna. Una striscia verdeacqua nel tuo occhio destro.
L’accento sulla E distrae i ritmi estetici del mio sguardo e lo sposto da te e penso che sei come la E. Perfetto con quell’accento sulla testa. Il cameriere con camicie da sogno ci separa dal nostro marciapiede di fiducia e una zuppa/ un panino, si! Grazie!
Come la mattina, come la notte è lo stesso cameriere e le sue camicie che ci prepara per il viaggio. Lui lo sa? Vorrei dirgli che è lui. Vorrei dirgli che sei tu. Che non aspettavo. Che mi aspettavi.

Le abbottona sempre fino all’ultimo occhiello per paura che la sua voce si infili tra i nostri, tutti aperti. Guardi se è lui. E’ lui che lascia le immagini delle trame di cotone addormentarsi sulla pelle mentre noi ci capiamo. Alle due del pomeriggio di un venerdì in cui niente sembra dire: E’ giugno. Il giugno di prima, quello delle conte. Quello con te. E guardo oltre l’accento che ti accarezza i capelli come le mie mani alle due di notte e mi accorgo di cosa non ha ceduto al rancore.

Gli sguardi. Le mani. Gli accenti.
Tre.

AS / http://www.giudaiscarioca.wordpress.com

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