Facebook e Cartesio

di Gianmarco Cravero

È incredibile, devo prenderne atto e farmene una ragione: le sale d’aspetto degli ospedali mi stuzzicano la fantasia. Oggi Pio X! Piccolino, accogliente, con un bar a misura umana e una giovane barista che ho visto crescere in questa dozzina d’anni che razzolo da queste parti. È incredibile, davvero, quante cose ci dona la vita a saper guardare, osservare con quegli occhi profondi del cuore che non sono gli stessi che usiamo per guidare. Va beh, sarà che devo superare questo digiuno pro sangue, che mi sento così languido, proprio come gatto Silvestro in fase regressiva.Allora, per distrarmi, apro Facebook: agorà imperdibile per alcuni, luogo di perdizione e pericoli inenarrabili per altri (ah! l’incognita della rete insondabile, impenetrabile ed assassina, controllata, spiata, indagata fino al tuo uscio di casa, ma anche dentro, fino ai tuoi pensieri segreti proprio come usano fare i regimi tiranni). Ohibò, appena aperto, mi si apre una finestra ed inaspettatamente un mondo intero: “A cosa stai pensando?” Così, di botto, mi viene in mente subito mia madre. È lei, che, per prima, mi ha abituato a questa domanda. Non c’era verso di sfuggirle! Ogni volta che i miei occhi si perdevano verso l’infinito, la domanda arrivava, implacabile, curiosa, gentile, severa a seconda dell’intuizione. E di cose a cui pensare ce n’erano, oh se ce n’erano! Diventare grandi è un obbligo!

E, a questo punto, un altro pensiero mi attrae come una calamita. Facebook, con questa domanda, mi riconosce anche come entità con la capacità di pensare! Cogito ergo sum: Penso dunque Sono, parole di Cartesio. Bhè, mica noccioline! Wikipedia: “questa locuzione è la formula con cui Cartesio esprime la certezza indubitabile che l’uomo ha di sé stesso in quanto soggetto pensante”. Vi perviene, mosso dalla ricerca di un metodo che dia all’uomo la possibilità di distinguere il vero dal falso, e perciò il filosofo adotta un procedimento di critica totale della conoscenza, cioè “mettere in dubbio ogni affermazione”, ritenendola almeno inizialmente falsa, nel tentativo di scoprire dei principi o delle massime che risultino invece indubitabili e su cui basare tutta la conoscenza.

Intanto, sta per arrivare il mio numeretto, la sala d’attesa, piano piano, si è svuotata, guardo i fiori fuori dalla finestra, la mente vola: penso a questo tanto piccolo, quanto costoso oggettino che mi sta comodamente in palmo di mano: piccola, ma infinitamente grande, finestra sul mondo e sui miei affetti che sono di là, oltre gli oceani, ma qui, con me, adesso, ora, ma proprio ora e…..il naufragar m’è dolce in questo mare (Giacomo non me ne volere!).

Ciao Asilo da Maramaldo, paparino di Giovannino Semedimela.