Andare avanti!

di Stefano Indovino

Non è semplice in questi giorni scanditi dalle notizie che ci arrivano da Roma, da quanto sta emergendo sull’inchiesta “Mafia Capitale”, riuscire a tirare un filo, fra i tanti possibili, per tentare di spiegare, innanzitutto a se stessi, i motivi per cui si è scelto, ed è una decisione che si rinnova quotidianamente, di “fare politica”.

Non è semplice perché il senso di nausea che ti assale quasi ti blocca, ti inchioda alla considerazione, certamente banale ma efficace, che “i politici sono tutti uguali” o “è tutto un magna magna”. Non possiamo incolpare le persone che si allontanano dalla politica, che scelgono di non votare, perché il saldo di quello che la politica ha dato loro in questi anni è negativo: da una parte un Paese in affanno, dall’altra infiniti casi di piccole e grandi ruberie. Si sono giocati un enorme patrimonio di credibilità, una delle colonne portanti della democrazia rappresentativa. Quella democrazia che rimane ancora oggi una delle cose migliori inventate dall’uomo, nonostante tutte le sue lentezze ed il suo essere in affanno nel dare risposte ad un mondo sempre più globalizzato che corre in modo forsennato.

Eccolo, il filo che muove ancora l’impegno di tanti. La consapevolezza che abbandonare la nave, in un momento nel quale rischia di rovesciarsi a causa del mare in burrasca, equivalga a rendersi correi di chi in questi anni ha infangato l’attività politica con la corruzione. Basta fare un semplice calcolo matematico per rendersi conto che queste persone hanno proprio nella partecipazione di tanti il loro più acerrimo nemico: meno persone votano, più i loro pacchetti di voti clientelari contano.

Ecco perché in tanti sacrifichiamo ancora famiglia, affetti, tempo libero, per dedicarci a quella che riteniamo essere ancora una delle attività migliori cui le persone possono dedicarsi: quel mettersi al servizio della propria comunità che è proprio dell’occuparsi della cosa pubblica.

E ci giochiamo la nostra faccia e la nostra credibilità all’interno di una grande comunità come quella del Partito Democratico perché siamo ancora convinti che qui si possano trovare le risposte alle domande insolute del nostro Paese e dell’Europa, che sempre più ricopre un ruolo centrale nella vita di ciascuno di noi.

Non ci convince quella reazione anti-sistema che propone come unica risposta una democrazia diretta mediata da uno strumento come il web che, fino ad oggi, non ha consentito un aumento concreto della partecipazione, fornendo invece numeri davvero esigui.

Non ci convince perché in quella proposta non c’è nessuna risposta strutturale, solo un tentativo di racconto di un “governo dei cittadini” che si scontra con la nostra realtà di cittadini che scelgono di impegnarsi con impegno e onestà in un’altra forza politica, che vivono con profondo disagio il proliferare dell’illegalità nei centri di potere. Non può non ritornare alla memoria quella questione morale, così ben delineata da Enrico Berlinguer, che riguarda tutti, nessuno escluso, proprio per la connotazione che ha, quel rivolgersi non tanto all’intera architettura democratica, quanto alla coscienza di chiunque, di qualsiasi partito, ricopra un incarico pubblico.

Ecco allora che c’è bisogno, in tutte le forze che compongono l’arco costituzionale, di persone che partecipino alla vita pubblica, che tentino di dare il loro contributo, che si mettano in gioco. Per non darla vinta a quelli che pensano di essere i proprietari del mondo, che pasteggiano nel sottobosco, che rubano i soldi destinati agli ultimi di questa società.

È questo il filo che tiriamo ogni mattina, la convinzione che il nostro stare insieme debba essere più forte del loro tentativo di allontanarci da un futuro che vorremmo essere migliore.