Del matto, del medico, del cuoco

dr.ssa Bethania Fernandes, medico patologo

Del matto, del medico, del cuoco, ognuno ne ha un poco”.

Non si dovrebbe mai trascurare la saggezza che i detti popolari, in così poche parole o scarse righe, riescono a trasmettere da generazioni a generazioni.

Per quel che riguarda il medico che risiede in ognuno di noi…che gran sollievo! Dal raffreddore, alla malattia da deposito di cristalli di pirofosfato diidrato di calcio, é molto rassicurante sapere che ci sarà sempre un grande esperto seduto al vostro fianco, pronto a darvi un prezioso consiglio! Fenomeno inevitabile ed inarrestabile, giacché, alla fine, é della vita che si parla, quando si parla di sanità e salute, quindi diritto di tutti. E, finché non si passerà all’auto-prescrizione, possiamo certo affermare che questi consigli sono quasi sempre innocui.

Il fatto diventa preoccupante quando la cattiva informazione riguardo argomenti medici, dunque delicati, accompagnata da una superficialità che la rende frivola, si propaga mediante i principali mezzi di comunicazione di massa.
Questo é stato visto molto recentemente in polemiche politico-mediatiche, che hanno portato alla luce uno degli argomenti più discussi ed importanti per la sanità pubblica’: lo screening sulla popolazione, a riguardo del tumore al seno. Piu’ nello specifico, stiamo parlando di utilità della mammografia come strumento di screening per il cancro mammario in fase precoce.

Tale importanza é data del fatto che, ogni anno, solo in Italia, sono diagnosticati 48.000 nuovi casi di cancro della mammella e, nella sola Regione Lombardia, si contano quasi 10.000 nuovi casi di tumore mammario all’anno. Se si aggiunge il dato che il tumore al seno é ancora la prima causa di mortalità nel sesso femminile nel mondo, ma che, se diagnosticato precocemente, le opportunità di guarigione sono altissime, forse avrò’ il vostro permesso di guadagnarmi la vostra attenzione su questa discussione che, per settimane, ha riscontrato tanto fervore a livello nazionale, ed anche tra le donne dell’Isola.

Opinioni divergenti, polemiche svariate e disinformazione contribuiscono soltanto ad aumentare la paura ed allontanare le donne da un esame, senza dubbi, fisicamente scomodo, ma efficace a ridurre tanto la mortalità per il tumore, quanto l’intensità dell’impatto della malattia, nei casi in fase avanzata.

Comunque, se si parla di screening, la mammografia non é l’unico metodo strumentale usato per il riscontro del tumore al seno, essendo frequentemente abbinata all’ecografia. La scelta, da parte del medico, si basa soprattutto sull’età della paziente. L’ecografia é di solito la metodica di scelta per le giovani donne, quando il tessuto mammario é ancora molto denso. L’autopalpazione, fondamentale per permettere alla donna di conoscere il proprio corpo e di prendersene cura, da sola, non basta. Quindi, si raccomanda che sia associata a visite senologiche ed esami ecografici o alla mammografia, di solito a partire dai 45-50 anni. Oppure prima, in caso di familiarità o alterazioni sospette o di recente insorgenza.

Oggi, in Regione Lombardia, é prevista, per lo screening del tumore mammario, una mammografia bilaterale alla popolazione femminile tra i 50 e i 69 anni, ogni 2 anni, in linea con gli studi internazionali. La cadenza dell’esame, frequentemente, soffre di cambiamenti e può variare a seconda della storia personale di ciascuna donna oltre che in base alle considerazioni del suo medico curante.

In linee generali, le raccomandazioni possono essere:

per le donne di eta’ compresa tra i 20 e i 40 anni:  una visita annuale con esame del seno da un medico esperto. In caso di presenza di noduli sospetti o di storia di cancro della mammella in altri membri della famiglia, saranno fatti esami di approfondimento;

per le donne di eta’ compresa tra i 40 e i 50 anni: in presenza di familiarita’, una mammografia all’anno, preferentemente associata all’ecografia;

per le donne di eta’ compresa tra i 50 e i 60 anni: si raccomanda una mammografia ogni anno;

per le donne di eta compresa tra i 60 e i 75: una mammografia ogni due anni, almeno fino ai 75 anni;

– una attenzione speciale alle donne positive al test genetico per BRCA1 o 2, ormai conosciuto come il test di Angelina Jolie: un’ecografia semestrale e una risonanza annuale, anche per le pazienti giovani.

Infine, senza riprendere discussioni sterili, quando i numeri, di per sè, già parlano chiaro, l’importante è ricordare che la prevenzione strumentale del cancro della mammella va fatta. E, tra questi metodi, la mammografia ha il suo ruolo ben consolidato, presa in considerazione la giusta fascia d’età e le caratteristiche individuali di ciascuna donna.

Pertanto, c’e poco da aver paura o da contestare: l’invito alla prevenzione è anche un invito alla cura, non solo dei tumori, ma anche di sé stesse, per una vita lunga, ricca e sana. Perché, alla fine, quello che vogliamo e cerchiamo tutti é avere sempre delle gran belle storia da raccontare…a lungo!

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