Isola, una piccola Niguarda?

di Primo Carpi

Dopo avere letto l’ editoriale di Zorro sullo scorso numero di Zona 9, dove un elenco di eccellenze della zona che gravita attorno a Niguarda culminava nella qualifica del quartiere come Piccola Brera, noi isolani ci siamo incuriositi (e anche un poco piccati). E abbiamo cominciato a fare anche noi il conto delle nostre eccellenze, ripromettendoci di non voler strafare e di tener conto, quindi, solo del Bosco Verticale che ci spetta di diritto,  ma non della rimanente parte del progetto Porta Nuova, che pure ci tocca tanto da vicino (piazza Gae Aulenti, lo Spire, il Pavillon, i due terzi della Biblioteca degli Alberi, per ora Campo di Grano, eccetera). Abbiamo anche deciso di non tener conto che loro fanno riferimento ad almeno una quarantina di chilometri chilometri quadri.  Noi circa un paio, o giù di lì.

Sull’università, non c’è partita. A casa nostra non c’è. E anche la biblioteca dobbiamo andare ad elemosinarla dagli amici di Zona 2, in viale Zara 100. Anche sul teatro la partita è dura. Loro, oltre che quello, glorioso, della Cooperativa, hanno l’Arcimboldi, il teatro più grande d’Europa. Ma noi, nel nostro piccolo, abbiamo il Fontana, e il Verdi. Due riferimenti di tutto rispetto, dei veri teatri da chilometro zero conosciuti però da tutta Milano. Anche su musei e antichità la partita è incerta. Pur con i suoi giardini dimezzati, Villa Clerici è una vera arma segreta. Ma la Fonderia Napoleonica settecentesca e il Chiostro leonardesco di un paio di secoli prima, beh, meritano anche loro un bel punteggio!

Per noi poi è sempre possibile, nelle notti di luna, fare due passi sino alla chiesetta settecentesca delle Abbadesse (ahimè anch’essa nel territorio alieno di Zona 2) con lo spazio verde antistante che ancora così bene la valorizza.

Sul lato del post industriale, all’Hangar Bicocca noi possiamo contrapporre, ma non è la stessa cosa, lo ammettiamo, il nostro Centro Catella ereditato da un padiglione del primo novecento della Tecnomasio Brown Boveri. Vinceremmo se avessimo ancora la Stecca, quella vera, quella originale, madre di tutte le Milano alternative. Ma, ahimè, ce l’hanno buttata giù.

Sul  Mic niente da dire. E’ fuori gara. Come la nostra Casa della Memoria, però. Si tratta di luoghi della memoria e della cultura di tutta la città.

Sui centri culturali, chiuso il circolo Sassetti, abbiamo tanti posti dove si tengono dibattiti, tante gallerie, tanti luoghi di aggregazione e di cultura, ma non una vera vetrina con tanto di programma per tutto l’anno e un piano di eventi galattico come quello del Centro Culturale della Cooperativa di  Niguarda.  Aspettando l’asso pigliatutto, il nostro futuro Centro Civico sul parco, noi dovremmo certamente fare meglio rete e immagine degli eventi culturali del nostro quartiere.

Sull’intrattenimento, la sfida è, invece, molto sbilanciata a nostro favore. Casa di Alex contro un arco di offerte che vanno dal Blue Note alle performances di suoni e immagini dello Spazio O’.  Al moto quartiere, al Frida, al Nordest Cafè … In occasione del Fuori Salone, poi, l’Isola sa tirar fuori cose inimmaginabili dai suoi cortili e dalle sue botteghe artigiane dove ancora lavorano i maestri liutai.

L’Isola, a dire il vero, non è che all’inizio della scoperta di sé stessa. Molto presto il polo direzionale di Gae Aulenti si chiederà cosa c’è giù dalla discesa e scoprirà via Confalonieri, via de Castilla, via Pepe. E, di scoperta in scoperta, via Pastrengo e il suo teatro Verdi, piazzale Archinto, via Borsieri con il suo Blue Note, la casa del Terragni, il cortile a ringhiera del Mezzanotte, via Thaon de Revel dove, da secoli, il Santuario della Madonna della Fontana, con le sue acque miracolose,  domina i dedali di cortili e viuzze che circondano la Fonderia ….

Basta così, per ora. Noi isolani speriamo che ci si conceda almeno l’onore delle armi. Se all’amica Niguarda il titolo di Piccola Brera, all’Isola almeno quello di Piccola Niguarda!

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